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Ancora sul reato di falso in bilancio: ora rilevano anche le valutazioni

Studio Graziotto Ancora sul reato di falso in bilancio: ora rilevano anche le valutazioni
Il caso.

Ad una srl era stata contestata la dissimulata esistenza della posta di bilancio che evidenziava una percentuale di crediti inesigibili molto elevata (62% del totale), accertata con sentenza della Corte di Appello.

La società era stata dichiarata fallita, e l'amministratore era stato a chiamare a rispondere ai sensi degli artt. 81 cpv cod pen., 2621 cod. civ. e 223 legge fall.

Osservazioni.

La sentenza è bene articolata, ripercorre l'evoluzione storica delle false comunicazioni sociali e analizza i criteri interpretativi da utilizzare per ricavare le norma dalle disposizioni del codice civile di cui agli artt. 2621 e seguenti.

Il vero punto debole della decisione è che, in realtà, le valutazioni in tema di bilancio si basano su criteri e regole "predeterminate" che non sono così oggettive e determinate come invece pare ritenere la Cassazione.

I principi contabili (tecnicamente denominati "GAAPs", cioè Generally Accepted Accounting Principles) sono una guida per i redattori e i verificatori del bilancio, ma non sono certo immuni da criteri valutativi che possono riferirsi a numerosissime voci, sia dello stato patrimoniale (che rappresenta una "fotografia" delle attività, passività e mezzi propri alla data di chiusura dell'esercizio) che al conto economico (il quale, invece, riepiloga i costi sostenuti e i ricavi conseguiti in tutto l'esercizio).

Disposizioni rilevanti.

REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 262

Approvazione del testo del Codice civile

Vigente al: 16-2-2016

Titolo XI - DISPOSIZIONI PENALI IN MATERIA DI SOCIETA' E DI CONSORZI Capo I - Delle falsità

Art. 2621 - False comunicazioni sociali

Fuori dai casi previsti dall'art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

Art. 2621-bis - Fatti di lieve entità

Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.

Art. 2621-ter - Non punibilità per particolare tenuità

Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all'articolo 131-bis del codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l'entità dell'eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis.

Art. 2622 - False comunicazioni sociali delle società quotate

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea, i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.

Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate:

1) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

2) le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;

3) le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

4) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

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