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Sulla richiesta di rimborso in dichiarazione possibile il diniego anche oltre il termine per l'accertamento

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)


Per le Sezioni Unite della Cassazione i termini decadenziali si riferiscono solo alle attività di accertamento e non a quelli con cui viene contestata la sussistenza del credito del contribuente.


Decisione: Sentenza n. 5069/2016 Sezioni Unite Civili

Classificazione: Tributario



Parole chiave: credito d'imposta - rimborso - termini



Il caso.

Una fondazione bancaria chiedeva il rimborso di un credito IRPEG evidenziato in dichiarazione.

Con successiva istanza sollecitava il rimborso, impugnando in Commissione Tributaria Provinciale il silenzio-rifiuto formatosi, e il collegio di primo grado accoglieva la domanda.

L'Agenzia delle Entrate impugnava la decisione, ma anche la Commissione Tributaria Regionale confermava la pronuncia di primo grado.

L'Agenzia ricorre per cassazione, e la Sezione Tributaria sottopone la questione alle Sezioni Unite.



La decisione.

Le Sezioni Unite affrontano il contrasto giurisprudenziale sulla perentorietà del termine entro il quale i crediti di imposta esposti in dichiarazione devono essere liquidati, e sugli effetti collegati all'inutile decorso del termine.

Per il Consesso, l'orientamento giurisprudenziale pregresso è da preferirsi: «Appare cioè preferibile la soluzione accolta nella pregressa giurisprudenza e secondo cui i termini decadenziali in questione sono apposti solo alle attività di accertamento di un credito della Amministrazione e non a quelle con cui la Amministrazione contesti la sussistenza di un suo debito».

E sottolinea che «la soluzione che il Collegio ritiene preferibile non lascia senza difesa il contribuente che ben può impugnare il silenzio della Amministrazione che non dia seguito alla istanza di rimborso, ottenendo sul punto una pronuncia giudiziale».

In merito alla tesi dell'Amministrazione, secondo cui i benefici fiscali chiesti dalla contribuente si basano su presupposti di fatto non accertati dai giudici di merito, le Sezioni Unite così si esprimono:

«Si deve quindi passare all'esame della tesi della Amministrazione secondo cui i benefici fiscali invocati dalla contribuente richiederebbero situazioni di fatto in concreto non accertate dai giudici di merito.

Trattasi di doglianze fondate sulla base di un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale e di condivisi principi giurisprudenziali, affermati proprio con riferimento alla questione di che trattasi, concernente il credito d'imposta chiesto a rimborso, con la dichiarazione annuale, da una Fonda7ione bancaria, quale derivante dall'invocata applicazione delle agevolazioni previste dagli artt.10 bis della Legge n.1745/1962 e 6 del dpr n601/1973.

E' stato, infatti, affermato che "In tema di IRPEG, il riconoscimento in favore delle fondazioni bancarie dell'esenzione dalla ritenuta d'acconto sui dividendi da partecipazioni azionarie, prevista dall'art. 10 bis della legge 29 dicembre 1962, n. 1745 (introdotto dall'art. 6 del decreto-legge 21 febbraio 1967, n. 22, convertito in legge 21 aprile 1967, n. 209) , e' subordinato alla prova, posta a carico del soggetto che invoca l'agevolazione, dell'effettivo perseguimento in via esclusiva di scopi di beneficenza, educazione, studio e ricerca scientifica, rispetto ai quali la gestione di partecipazioni nelle imprese bancarie assuma un ruolo non prevalente e comunque strumentale alla provvista delle necessarie risorse economiche».

Le Sezioni Unite negano che nel caso di credito richiesto a rimborso con la dichiarazione annuale, l'Erario debba contestare la pretesa del contribuente entro i termini di decadenza previsti per l'accertamento: «Ne deriva che, in difetto di tali presupposti, non sussistono le condizioni per ritenere che sulla domanda di rimborso del credito d'imposta si sia formato il silenzio rifiuto e, tanto meno, per affermare che, nel caso, il credito d'imposta sia stato chiesto a rimborso con la dichiarazione annuale, l'Amministrazione, onde evitarne la "cristallizzazione" nell'an e nel quantum, debba provvedere al riguardo, nei medesimi termini di decadenza stabiliti per procedere all'accertamento in rettifica».

Infine, la precisazione che, nel caso di agevolazioni fiscali, grava sul contribuente l'onere di dimostrare i presupposti del suo diritto: «Ne discende, coerentemente, che trattandosi di agevolazione fiscale, alla stregua di consolidato orientamento giurisprudenziale, cui le anzi trascritte sentenze delle Sezioni Unite della Corte hanno dato continuità, non è revocabile in dubbio il fatto che era preciso onere del richiedente, allegare e provare i presupposti fondanti la pretesa fatta valere e che, in diretto, il reclamato credito d'imposta giammai si è potuto "cristallizzare", non essendo mai venuto ad esistenza».



Osservazioni.

La pronuncia riguardava un caso di credito di imposta chiesto a rimborso che derivava dall'invocata applicazione di alcune agevolazioni (art. 10 bis legge 1745/1962 e art. 6 del D.P.R. 601/1973), che sono subordinate alla prova a carico della Fondazione relativamente all'effettivo perseguimento in via esclusiva di scopi particolari: gravava sulla fondazione l'onere di evidenziare, con l'originario ricorso, la sussistenza dei presupposti per poter fruire delle agevolazioni.





Disposizioni rilevanti.

LEGGE 29 dicembre 1962, n. 1745

Istituzione di una ritenuta d'acconto o di imposta sugli utili distribuiti dalle società e modificazioni della disciplina della nominatività obbligatoria dei titoli azionari

Vigente al: 29-5-2016

Art. 10-bis

Gli utili spettanti a persone giuridiche pubbliche o fondazioni, esenti dall'imposta sulle società, che hanno esclusivamente scopo di beneficenza, educazione, istruzione, studio e ricerca scientifica sono esonerati dalla ritenuta prevista dall'articolo 10 della presente legge, a condizione che il rappresentante legale dell'ente, entro il mese di ottobre dell'anno precedente quello in cui è deliberata la distribuzione degli utili, abbia presentato al competente Ispettorato compartimentale delle imposte dirette la distinta delle azioni possedute, attestando per iscritto che gli utili relativi sono di esclusiva pertinenza dell'ente. La distinta e l'attestazione devono essere vistate dall'autorità governativa che esercita il controllo e la vigilanza sulla amministrazione dell'ente. L'Ispettorato compartimentale trasmette alle società emittenti, entro il 20 dicembre, l'elenco degli enti che hanno presentato la distinta, con l'indicazione del numero delle azioni in essa comprese.

L'Amministrazione finanziaria può procedere alla ispezione della contabilità degli enti che hanno presentato la distinta con le modalità stabilite dagli articoli 39 e 42 del testo unico delle leggi sulle imposte dirette.

In caso di omessa o irregolare tenuta della contabilità l'importo della ritenuta, in misura pari al trenta per cento dell'ammontare degli utili riscossi in esonero da essa, è iscritto a ruolo a nome dell'ente, insieme con una sopratassa del dieci per cento, a norma degli articoli 168, secondo comma e 183 lettera b) del testo unico delle leggi sulle imposte dirette. In caso di falsità dell'attestazione di cui al comma precedente, fermo restando il disposto dell'articolo 15 della presente legge, si applicano al rappresentante legale dell'ente le pene stabilite dall'articolo 483 del Codice penale.

L'esonero dalla ritenuta previsto da quest'articolo si applica per gli utili la cui distribuzione, anche a titolo d'acconto, è deliberata dopo il 31 dicembre 1967, sempre che, per gli utili distribuiti nel 1968, entro il mese di ottobre del 1967 siano state presentate la distinta e l'attestazione di cui al primo comma.



DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 29 settembre 1973, n. 601

Disciplina delle agevolazioni tributarie

Vigente al: 29-5-2016

Art. 6 - Riduzione dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche

1. L'imposta sul reddito delle persone giuridiche è ridotta alla metà nei confronti dei seguenti soggetti:

a) enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza;

b) istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali;

c) enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di beneficenza o di istruzione.

c-bis) istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, e loro consorzi nonché enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione dell'Unione europea in materia di "in house providing" e che siano costituiti e operanti alla data del 31 dicembre 2013.

2. Per i soggetti di cui al comma 1 la riduzione compete a condizione che abbiano personalità giuridica.


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