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Il datore di lavoro può rispondere anche degli infortuni dovuti a colpa del dipendente
A cura di Fulvio Graziotto

La violazione delle più elementari norme di sicurezza consentono di ritenere prevedibili (salvi i casi di assoluta abnormità del comportamento del dipendente) e quindi evitabile anche il rischio dell'imprudenza del lavoratore.


Decisione: Sentenza n. 12683/2016 Cassazione Penale - Sezione IV

Classificazione: Lavoro, Penale



Parole chiave: infortuni sul lavoro - colpa del dipendente - imprudenza - norme di sicurezza - violazione



Il caso.

Nel 2007 (quindi prima dell'entrata in vigore del Decreto legislativo n. 81/2008), un lavoratore aveva riportato lesioni guaribili in oltre 40 giorni dopo aver perso l'equilibrio su una scala di legno a pioli, priva di elementi antisdrucciolo e poggiata alla parete, dalla quale l'operaio precipitava al suolo.

Il datore di lavoro veniva ritenuto responsabile di aver adibito l'operaio a lavorare ad una altezza superiore a due metri in assenza di idonee protezioni da cadute e quindi di dover rispondere per negligenza, imperizia e inosservanza delle norme sulla prevenzione infortuni sul lavoro, e il Tribunale lo condannava alla pena di Euro 1.800 di multa.

La Corte di Appello confermava integralmente la pronuncia, e il datore di lavoro imputato proponeva ricorso in Cassazione, che lo rigetta.



La decisione.

La Cassazione, dopo aver ricordato che «il vizio logico della motivazione deducibile in sede di legittimità deve risultare dal testo della decisione impugnata e deve essere riscontrato tra le varie proposizioni inserite nella motivazione, senza alcuna possibilità di ricorrere al controllo delle risultanze processuali», e che «è stato precisato che la Corte di cassazione, nel momento del controllo di legittimità, non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti, né deve condividerne la giustificazione, dovendo limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con "i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento"», precisa che «nessuna prova, in realtà, ha un significato isolato, slegato dal contesto in cui è inserita; occorre necessariamente procedere ad una valutazione complessiva di tutto il materiale probatorio disponibile; ed il significato delle prove lo deve stabilire il giudice del merito, non potendosi il giudice di legittimità sostituirsi ad esso».

Passando ad esaminare il caso concreto, dapprima la Suprema Corte riprende quanto osservato dal giudice di primo grado: «la macroscopica omissione dell'osservanza delle norme antinfortunistiche da parte del datore di lavoro, ed in particolare la lapalissiana violazione delle più elementari norme di sicurezza ... consentono di ritenere prevedibile e quindi evitabile anche il rischio dell'imprudenza del V.».

Il Collegio ricorda anche quanto confermato dalla Corte di Appello, la quale «ha confermato integralmente la sentenza del giudice di primo grado, osservando: che era risultato provato che il V. era salito sulla scala a pioli e che detta scala era sprovvista dei più elementari dispositivi antifortunistici; che dalla visione della foto n. 6 (e dal particolare indicato in quelle immediatamente precedenti circa la mancanza di segni della malta sui pioli dove era posizionato il V.) si desumeva che lo stesso si trovasse ad una altezza superiore ai 2 metri (peraltro compatibile con quella della parete da intonacare e con il lavoro già svolto); che il datore di lavoro è responsabile anche degli infortuni ascrivibili a imperizia, negligenza o imprudenza del lavoratore, salvo il caso di assoluta abnormità del comportamento di quest'ultimo (caso che nella specie non ricorreva, essendosi il V. limitato ad approfittare di una scala a pioli, non a norma, esistente presso il cantiere, dove era stato chiamato a espletare la sua attività lavorativa)».

E precisa: «In definitiva, la Corte di merito ha chiarito le ragioni per le quali ha ritenuto di confermare la valutazione espressa dal primo giudice, sviluppando un percorso argomentativo che non presenta aporie di ordine logico e che risulta perciò immune da censure rilevabili in questa sede di legittimità».

Per quanto attiene ai criteri seguiti dal giudice di primo grado nella determinazione della pena, la Cassazione ha osservato che «il giudice di merito di primo grado, nel determinare la pena al di sopra del minimo edittale e nell'escludere le attenuanti generiche, ha sottolineato la "notevole gravità" del fatto, "tenuto conto del grado elevato della colpa, in ragione della effettuazione dei lavori in completa mancanza della verifica statica della scala, con connessa valutazione dei rischi, pur nella piena consapevolezza della necessità di effettuare lavori in elevato, che rendeva agevolmente prevedibile il rischio di sbandamento».

Il ricorso viene quindi rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.



Osservazioni.

Per la Suprema Corte, il datore di lavoro risponde anche degli infortuni sul lavoro che siano dovuti a imperizia, negligenza o imprudenza del lavoratore se quest'ultimo non ha tenuto un comportamento assolutamente abnorme.





Disposizioni rilevanti.

Codice penale

Vigente al: 11-06-2016

Articolo 590 - Lesioni personali colpose

Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309.

Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619; se è gravissima (583), della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.

Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il fatto e' commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi e' della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime e' della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.

Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa (120, cpp 336), salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale.



DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994, n. 626

Attuazione delle direttive riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro
Vigente al: 31-12-2007

Art. 36-ter - Obblighi del datore di lavoro relativi all'impiego delle scale a pioli

1. Il datore di lavoro assicura che le scale a pioli siano sistemate in modo da garantire la loro stabilità durante l'impiego e secondo i seguenti criteri:

a) le scale a pioli portatili devono poggiare su un supporto stabile, resistente, di dimensioni adeguate e immobile, in modo da garantire la posizione orizzontale dei pioli;

b) le scale a pioli sospese devono essere agganciate in modo sicuro e, ad eccezione delle scale a funi, in maniera tale da evitare spostamenti e qualsiasi movimento di oscillazione;

c) lo scivolamento del piede delle scale a pioli portatili, durante il loro uso, deve essere impedito con fissaggio della parte superiore o inferiore dei montanti, o con qualsiasi dispositivo antiscivolo, o ricorrendo a qualsiasi altra soluzione di efficacia equivalente;

d) le scale a pioli usate per l'accesso devono essere tali da sporgere a sufficienza oltre il livello di accesso, a meno che altri dispositivi garantiscono una presa sicura;

e) le scale a pioli composte da più elementi innestabili o a sfilo devono essere utilizzate in modo da assicurare il fermo reciproco dei vari elementi;

f) le scale a pioli mobili devono essere fissate stabilmente prima di accedervi.

2. Il datore di lavoro assicura che le scale a pioli siano utilizzate in modo da consentire ai lavoratori di disporre in qualsiasi momento di un appoggio e di una presa sicuri. In particolare il trasporto a mano di pesi su una scala a pioli non deve precludere una presa sicura.


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