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La Cassazione non può rilevare l'intervenuta prescrizione se il ricorso è inammissibile

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)


Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno deciso che nel caso di ricorso inammissibile, la Cassazione non ha alcuna possibilità di dichiarare la prescrizione se non invocata dal ricorrente e già maturata prima della sentenza impugnata ma sfuggita al giudice di merito.


Decisione: Sentenza n. 12602/2016 Cassazione Penale - Sezioni Unite

Classificazione: Penale



Parole chiave: prescrizione - rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - esclusione



Il caso.

Un imputato a cui era contestato il reato di rapina pluriaggravata veniva condannato dal Tribunale.

Impugnata la decisione di primo grado, la Corte di Appello confermava la condanna, e l'imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidato a due motivi fondati su vizi di motivazione.

La seconda sezione penale della Cassazione, rilevato che prima della sentenza impugnata era maturata la prescrizione e che nulla aveva eccepito l'imputato in sede di appello, né dedotta tra i motivi di ricorso per cassazione, rimetteva la decisione alle Sezioni Unite penali, le quali affermano il principio di diritto illustrato oltre, e dichiarano il ricorso inammissibile.



La decisione.

La Sezione rimettente, preliminarmente, rileva che l'impugnazione appariva inammissibile, sottolineando testualmente che «le censure proposte, oltre che essere fortemente orientate verso un non consentito riesame del merito, finiscono per essere in larga misura meramente reiterative delle stesse questioni agitate in appello e motivatamente disattese dai giudici del grado, senza che i relativi apporti argomentativi abbiano poi formato oggetto di una autonoma e articolata critica impugnatoria, in tal modo finendo per incorrere nel vizio di aspecificità».

Sottolinea, inoltre, che «il reato di cui all'art. 4 della legge n. 110 del 1975 risulta prescritto, pur tenendo conto dei periodi di sospensione del relativo termine, prima della pronuncia della sentenza di appello e la causa estintiva non era stata eccepita dall'interessato né era stata rilevata dal giudice in sede di merito e neppure col ricorso era stata dedotta specifica doglianza avverso tale omissione».

Dà atto quindi «dell'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sulla questione di diritto relativa alla possibilità o meno di rilevare e dichiarare in sede di legittimità, pur in presenza di un ricorso inammissibile, l'estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza di appello ma non dichiarata in quella sede né dedotta con i motivi di ricorso; richiama e analizza gli opposti orientamenti ermeneutici della giurisprudenza di legittimità, evidenziando la necessità di risolvere il rilevato contrasto».

La questione dì diritto per la quale il ricorso è stato rimesso alle Sezioni Unite è la seguente: «se la Corte di cassazione, adita con ricorso inammissibile, possa dichiarare la prescrizione del reato intervenuta prima della sentenza di appello, ma non rilevata né eccepita in quella sede o nei motivi di ricorso».

Le Sezioni Unite penali, investite della questione, precisano: «E' necessario cioè chiarire il rapporto che intercorre, nell'ambito del giudizio di cassazione, tra il ricorso inammissibile e le cause di non punibilità previste dall'art. 129 cod. proc. pen., con particolare riferimento, per quanto qui interessa, alla prescrizione del reato maturata prima della sentenza d'appello, ma non rilevata né eccepita in quella sede e neppure nei motivi di ricorso.

Tale problematica ha costituito oggetto, a partire dagli anni novanta, di ripetuti interventi della giurisprudenza delle Sezioni Unite, al cui esito si è definitivamente riconosciuta, salvo alcune specifiche deroghe, l'efficacia preclusiva dell'inammissibilità dell'impugnazione rispetto alla possibilità di dichiarare eventuali cause di non punibilità».

Dopo aver ripercorso le fasi storiche relative alle cause di inammissibilità in sede di impugnazione, il Consesso richiama il regime attuale: «L'impugnazione, in coerenza con la logica di razionalizzazione e semplificazione che ispira il codice di rito vigente, deve essere proposta, a norma dell'art. 581 cod. proc. pen., con un unico atto scritto contenente i due elementi di cui consta, ossia la dichiarazione e i motivi, i quali integrano rispettivamente la volontà di non prestare acquiescenza al provvedimento impugnato e il sostrato argomentativo che esplicita le ragioni per le quali si ritiene ingiusta o contra legem la decisione impugnata».

Quindi ricorda che la giurisprudenza di legittimità, a seguito dell'entrata in vigore del vigente codice di procedura penale, era inizialmente rimasta ancorata alla precedente distinzione: «Inizialmente, sulla scia dell'esperienza maturata nel vigore del vecchio codice di rito, si è continuato a fare riferimento alle categorie delle "cause originarie" e "cause sopravvenute", ma si è progressivamente dilatata, come si vedrà, l'area delle prime rispetto a quella delle seconde, sino a pervenire al definitivo abbandono di tale distinzione».

Le Sezioni Unite richiamano alcune pronunce, e quindi così sintetizzano: «Dopo le richiamate decisioni delle Sezioni Unite, non si riscontrano nella giurisprudenza di legittimità orientamenti contrari al principio di diritto che nega, in presenza di un ricorso per cassazione inammissibile, la rilevabilità ex officio della prescrizione maturata successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, a prescindere dal fatto che detta causa estintiva si sia verificata prima o dopo la presentazione del ricorso. Altrettanto dicasi per la ritenuta inammissibilità del ricorso proposto unicamente per fare valere la prescrizione maturata nell'arco temporale compreso tra la decisione impugnata e la presentazione dell'impugnazione».

Dopo aver affrontato diverse considerazioni, giungono ad affermare un primo primcipio di diritto: «Alla luce di tutte le argomentazioni sin qui svolte, deve enunciarsi il seguente principio di diritto:

"L'inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la possibilità di rilevare d'ufficio, ai sensi degli artt. 129 e 609, comma 2, cod. proc. pen., l'estinzione del reato per prescrizione maturata in data anteriore alla pronunzia della sentenza d'appello, ma non eccepita nel grado di merito, né rilevata da quel giudice e neppure dedotta con i motivi di ricorso"».

Quindi affrontano il caso caso differente del ricorso in sede di legittimità che deduce l'interventuta prescrizione: «A diversa conclusione deve pervenirsi nel caso in cui con il ricorso per cassazione è dedotta, sia pure come unica doglianza, l'estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza d'appello, ma non eccepita dalla parte interessata nel grado di merito né rilevata da quel giudice. In questa ipotesi, il ricorso non può ritenersi inammissibile e la causa di non punibilità erroneamente non dichiarata dal giudice di merito deve essere rilevata e dichiarata, in accoglimento del proposto motivo, in sede di legittimità».

Infatti, per il Consesso «Nessun dato positivo induce a ritenere che non possa censurarsi, con il ricorso per cassazione, l'errore del giudice di appello che ha omesso di dichiarare la già intervenuta prescrizione del reato, pur se non eccepita dalla parte interessata in quel grado.

Il ricorso per cassazione, anche se strutturato su questo solo motivo, è certamente ammissibile, perché volto a fare valere l'inosservanza o l'erronea applicazione della legge penale ex art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. L'error in iudicando si concretizza proprio nella detta omissione, che si riverbera sul punto della sentenza concernente la punibilità. L'impugnazione mira ad emendare tale errore.

L'ammissibilità del ricorso non è pregiudicata dal fatto che il ricorrente, con le conclusioni rassegnate in appello, non ha eccepito la prescrizione maturata nel corso di quel giudizio; né alcuna rilevanza preclusiva all'ammissibilità dell'impugnazione può attribuirsi, in caso di prescrizione verificatasi addirittura prima della proposizione dell'appello, alla mancata deduzione di parte con i relativi motivi (art. 606, comma 3, cod. proc. pen.). L'art. 129 cod. proc. pen. impone al giudice, come recita la rubrica, l'obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità e a tale "obbligo" il giudice di merito non può sottrarsi e deve ex officio adottare il provvedimento consequenziale. Se a tanto non adempie, la sentenza di condanna emessa, in quanto viziata da palese violazione di legge, può essere fondatamente impugnata con atto certamente idoneo ad attivare il rapporto processuale del grado superiore, il che esclude la formazione del c.d. "giudicato sostanziale"».

Conseguentemente, le Sezioni Unite penali affermano il secondo principio di diritto: «In base a quanto argomentato al punto che precede, deve enunciarsi il principio di diritto che segue: "E' ammissibile il ricorso per cassazione col quale si deduce, anche con un unico motivo, l'intervenuta estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza impugnata ed erroneamente non dichiarata dal giudice di merito, integrando tale doglianza un motivo consentito ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen."».



Osservazioni.

La prescrizione maturata prima della sentenza impugnata e non dichiarata per errore dal giudice può essere rilevata in sede di legittimità solo su specifica richiesta della parte.

Se invece viene dedotta anche come unico motivo di ricorso - nel ricorso per Cassazione - l'estinzione del reato per prescrizione maturata prima della sentenza di appello, ma non eccepita dalla parte nel giudizio di merito né rilevata d'ufficio dal giudice, in tal caso il ricorso stesso non può ritenersi ammissibile, e la prescrizione deve essere dichiarata in sede di legittimità.





Disposizioni rilevanti.

codice di procedura penale

Vigente al: 12-6-2016

Art. 129 - Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità

1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza.

2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula prescritta.

Art. 591 - Inammissibilità dell'impugnazione

1. L'impugnazione è inammissibile:

a) quando è proposta da chi non è legittimato o non ha interesse;

b) quando il provvedimento non è impugnabile;

c) quando non sono osservate le disposizioni degli articoli 581, 582, 583, 585 e 586;

d) quando vi è rinuncia all'impugnazione.

2. Il giudice dell'impugnazione, anche di ufficio, dichiara con ordinanza l'inammissibilità e dispone l'esecuzione del provvedimento impugnato.

3. L'ordinanza è notificata a chi ha proposto l'impugnazione ed è soggetta a ricorso per cassazione. Se l'impugnazione è stata proposta personalmente dall'imputato, l'ordinanza è notificata anche al difensore.

4. L'inammissibilità, quando non è stata rilevata a norma del comma 2, può essere dichiarata in ogni stato e grado del procedimento.

Titolo III - RICORSO PER CASSAZIONE

Capo I - DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 606 - Casi di ricorso

1. Il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi:

a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri;

b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione della legge penale;

c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza;

d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2;

e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame.

2. Il ricorso, oltre che nei casi e con gli effetti determinati da particolari disposizioni, può essere proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o inappellabili.

3. Il ricorso è inammissibile se è proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello.


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