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Non si può disporre la confisca indifferenziata su beni di più società per reati del comune amministratore
A cura di Fulvio Graziotto

Per il reato ex art. 316-bis codice penale, a fronte di autonome erogazioni a società diverse amministrate dallo stesso soggetto, è da escludersi il concorso tra i due enti.


Decisione: Sentenza n. 12653/2016 Cassazione Penale - Sezione VI

Classificazione: Penale, Societario



Parole chiave: confisca - fondi regionali - plurime società - comune amministratore



Il caso.

Due società amministrate dallo stesso soggetto avevano ottenuto erogazioni di fondi regionali "distratti" dall'amministratore, e il Tribunale aveva disposto la confisca dei beni indifferenziata senza tener conto del diverso profitto di ogni società.

Il difensore delle due società condannate per l'illecito amministrativo di cui al Decreto Legislativo 231/2001, ha presentato separato ricorso, che la Suprema Corte ha ritenuto parzialmente fondato, e ha annullato la sentenza rinviando ad altra sezione per un nuovo giudizio.



La decisione.

La Cassazione esamina dapprima il ricorso del "dominus" delle due società, e precisa: «il reato di cui all'art. 316-bis cod. pen., che ha natura istantanea, si consuma nel momento in cui sovvenzioni, finanziamenti o contributi pubblici vengono distratti dalla destinazione per cui erano stati erogati (Cass. Sez. 6, n. 40830 del 3/6/2010, Marani, rv. 248787)».

In merito all'elusione del vincolo di destinazione gravante sui finanziamenti erogati per la realizzazione di una determinata finalità pubblica «occorre comunque che il valore erogato sia concretamente destinato dal soggetto beneficiario alla finalità prevista, la sola che avrebbe potuto giustificare l'erogazione. Corrispondentemente deve ritenersi illecito ogni utilizzo del finanziamento ricevuto per una finalità diversa, sia che la somma erogata formi oggetto di appropriazione e occultamento sia che la stessa venga utilizzata per la realizzazione di opere diverse o per qualsivoglia diversa finalità. In tale quadro il dolo generico si risolve nella consapevole volontà dell'agente di conferire alla somma erogata una destinazione diversa.».

E precisa: «Posto che non è in contestazione la volontà consapevole da parte dell'imputato di utilizzare le somme per quei diversi scopi, non assume alcun rilievo sul piano giuridico il fatto che l'opera finanziata avesse trovato ostacoli di tipo burocratico inerenti al rilascio dei necessari titoli abilitativi: infatti i Giudici di merito hanno, nel pieno rispetto della logica, osservato che l'opera implicava la disponibilità di quei titoli, in assenza dei quali non vi sarebbe stata ragione di utilizzare per intanto le somme erogate per scopi diversi, ciò che sarebbe avvenuto semmai con la piena assunzione del relativo rischio, senza la possibilità di accampare poi giustificazioni di sorta».

Il Collegio ritiene, invece, ammissibile il motivo di ricorso relativo alla confisca indifferenziata: «Il Tribunale aveva disposto la confisca dei beni ancora in sequestro (somme giacenti su conti e immobili), semplicemente richiamando un provvedimento del Tribunale di Catania adottato in sede di riesame e segnalando come il compendio proveniente dal fallimento della Società I. ex P. fosse stato acquisito con le somme oggetto del finanziamento. La Corte di appello, a fronte di specifici motivi di appello, ha respinto la richiesta difensiva volta all'ammissione di una perizia per la determinazione del valore degli immobili confiscati e ha rilevato che alla precisa determinazione di tale valore potrebbe procedersi in fase esecutiva. In ogni caso i giudici di merito hanno tenuto conto dell'entità complessiva del profitto, riveniente dalle erogazioni effettuate in favore delle due società».

Vale a dire, la confisca deve essere specificamente commisurata al profitto conseguito da ciascun ente: «Va però rilevato che nel caso di specie è stata formulata a carico di ciascun ente una distinta contestazione, a fronte delle autonome erogazioni effettuate in favore dell'uno e dell'altro.

Ciascun ente ha dunque conseguito un corrispondente profitto, cui va specificamente commisurata la confisca.

Non varrebbe in senso opposto il richiamo al principio solidaristico che nel caso di illecito plurisoggettivo implica l'imputazione dell'intera azione e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente (Cass. Sez. U. n. 26654 del 27/372008, Fisia Italimpianti, rv. 239926): non ricorre infatti un concorso tra i due enti, che rispondono autonomamente della condotta del S., che ricopriva in entrambe le società posizione apicale determinante. Ne discende l'erroneità del riferimento complessivo al profitto riveniente dall'intera condotta del S., dovendosi invece distinguere il profitto imputabile a S. A. s.r.l. e quello imputabile a L. s.r.l.».



Osservazioni.

La Suprema Corte ha escluso che possa valere il richiamo al principio solidaristico che nel caso di illecito plurisoggettivo implica l'imputazione dell'intera azione e degli effetti conseguenti in capo a ciascun concorrente: non ricorre, infatti, un concorso tra le due società, le quali rispondono autonomamente della condotta del comune amministratore.





Disposizioni rilevanti.

Codice penale

Art. 316 Bis - Malversazione a danno dello Stato

Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.



DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001, n. 23

Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica

Vigente al: 17-6-2016

Art. 5 - Responsabilità dell'ente

1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:

a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;

b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).

2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.

Art. 24 - Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico

1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 316-bis, 316-ter, 640, comma 2, n. 1, 640-bis e 640-ter se commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

2. Se, in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità o è derivato un danno di particolare gravità; si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.

3. Nei casi previsti dai commi precedenti, si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, lettere c), d) ed e).


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