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L'amministratore della società è tenuto a risarcire il fallimento per i prelievi ingiustificati
A cura di Fulvio Graziotto

In tema di responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata, per i danni derivanti da operazioni illegittime, il giudice può tener conto delle risultanze di scritture contabili informali, così come può legittimamente utilizzare anche prove raccolte in un diverso giudizio acquisite dinanzi a sé nel regolare contraddittorio tra le parti.


Decisione: Sentenza n. 12454/2016 Cassazione Civile - Sezione I

Classificazione: Civile, Commerciale, Societario



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Il caso.

Gli amministratori di una SRL venivano convenuti in giudizio dal curatore del fallimento con azione di responsabilità per i danni derivanti dalle numerose violazioni ai doveri inerenti la loro funzione.

Uno degli amministratori transava con la curatela, mentre l'altro resisteva in giudizio; nell'ultimo periodo di attività sociale risultavano effettuati prelievi per oltre 60 milioni di lire, e al momento del fallimento mancavano in cassa oltre 460 milioni di lire risultanti dalla contabilità.

L'amministratore resistente ricorre per la cassazione della sentenza della Corte di Appello che aveva rigettato il suo gravame, ritenendolo responsabile.

La Cassazione rigetta il ricorso e lo condanna al pagamento delle spese.



La decisione.

Richiamandosi a una precedente pronuncia il Collegio ricorda che «questa Corte di legittimità ha già avuto modo (cfr.Cass.Sez.1 n.6471/03) di rilevare persuasivamente come, in tema di responsabilità degli amministratori di società a r.l. per i danni ad essa cagionati da operazioni illegittime, il giudice ben possa tenere conto, al fine di ricostruire nei limiti del possibile l'andamento degli affari sociali, e di valutare gli effetti concreti dell'operato degli amministratori medesimi, delle risultanze di scritture contabili informali, cioè per l'appunto non conformi alle prescrizioni di legge. Tale non conformità - essa stessa peraltro configurabile come causa di responsabilità a carico dell'amministratore non può certo precludere l'apprezzamento nel giudizio in esame delle risultanze di tale contabilità per così dire occulta.

Il ricorrente aveva eccepito che il blocco note privo di numerazione e bollatura era inattendibile e non poteva costituire prova contro un imprenditore a norma dell'art. 2709 codice civile, ma la Suprema Corte osserva che la lagnanza è infondata: «non in particolare per il disposto degli artt.2709 e seguenti cod.civ., che riguardano il regime della prova nei rapporti di credito e debito dell'imprenditore nei confronti di terzi, mentre qui si controverte della responsabilità dell'amministratore verso la società da lui stesso amministrata, e si tratta quindi di accertare quali condotte gestorie egli abbia compiuto attraverso il prudente apprezzamento di tutti gli elementi di prova disponibili».

La Cassazione affronta poi la questione della utilizzabilità, nel processo civile, di prove raccolte in altri processi: «è principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte di legittimità che il giudice civile può, in mancanza di qualsiasi divieto di legge ed in virtù del principio dell'unità della giurisdizione, legittimamente utilizzare anche prove raccolte in un diverso giudizio fra le stesse o anche fra altre parti (anche ove, trattandosi di giudizio penale definito con sentenza ai sensi dell'art.444 cod.proc.pen., sia mancato il vaglio critico del dibattimento), acquisite dinanzi a sé nel regolare contraddittorio tra le parti, e da esse desumere elementi che -al di fuori dei casi di opponibilità dell'accertamento derivante dal giudicato- devono peraltro costituire oggetto di autonoma valutazione nel critico raffronto, riservato al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità se congruamente motivato, con le altre risultanze del processo (cfr.ex multis: Sez.1 n.22213/13; Sez.L n.2168/13; Sez.5 n.19859/12; Sez.1 n.5009/09; Sez.2 n.22020/07; Sez.3 n.7767/07)».

E precisa che «Nel caso in esame, è fuori discussione che le suddette dichiarazioni rilasciate in varie sedi dalla addetta alla contabilità siano state acquisite e valutate nel regolare contraddittorio tra le parti».

Da ultimo, la Suprema Corte così si esprime sull'onere della prova relativamente alla violazione dei doveri gravanti sugli amministratori: «rettamente la corte di merito ha ritenuto che, una volta provato il compimento da parte del ricorrente di prelievi extracontabili di somme della società da lui amministrata, incombesse sul medesimo fornire debita giustificazione di tali atti in conformità ai doveri anzidetti. Ciò si giustifica tenendo presente il disposto dell'art.1218 cod.civ., che la duplice natura giuridica della azione di responsabilità proposta dalla Curatela (cfr.ex multis: Cass.Sez.1 n.22911/10) rende applicabile nella specie».

Dopo aver affrontato anche gli altri motivi di ricorso, lo stesso viene rigettato.



Osservazioni.

In sintesi, nel caso affrontato dalla Suprema Corte, una volta provati i prelevamenti effettuati, sull'amministratore incombe l'onere della prova di averli destinati per le finalità societarie; stesso principio in ordine all'onere probatorio delle somme che, secondo la contabilità sociale, avrebbero dovuto costituire il saldo di cassa, ma non reperite al momento del fallimento.





Giurisprudenza rilevante.

  1. Cass. Sez.1 n.6471/2003





Disposizioni rilevanti.

Codice civile

Vigente al: 14-1-2017

Art. 1218 - Responsabilità del debitore

Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.


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