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Amministratore di SRL tenuto ad agevolare la verifica sull'amministrazione e far consultare i documenti ai soci

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)


Il socio non amministratore di SRL è titolare di un diritto potestativo ad avere pieno accesso a tutti gli atti concernenti l'amministrazione sociale al fine di verificarne la regolarità della gestione; e ciò anche in presenza del collegio sindacale. Nel caso l'amministratore adotti espedienti per impedire il controllo è configurabile il reato di cui all'art. 2625 codice civile, e se non ottempera neppure all'eventuale ordine del giudice è configurabile il reato di cui all'art. 388 codice penale.


Decisione: Sentenza n. 47307/2016 - Cassazione Penale - Sezione VI

Classificazione: Penale, Societario



Parole chiave: #amministrazionesocietà, #controllo, #dirittidelsocio, #reatisocietari, #fulviograziotto, #scudolegale


Il caso.

L'amministratore di una SRL veniva condannato per avere impedito e ostacolato il controllo e la verifica della società da parte di un socio, reato previsto dall'art. 2625, secondo comma, codice civile, e del reato di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice, previsto dall'art. 388 codice penale.

In appello la sentenza veniva confermata; l'imputato ricorre in cassazione, che rigetta il ricorso.



La decisione.

La Cassazione dapprima ricorda che il legislatore, con la riforma societaria del 2003, nel disciplinare la società a responsabilità limitata «ha ampliato il diritto di controllo del socio come delineata nell'art. 2476 cod. civ. ed, in particolare, ha riconosciuto al socio estraneo all'amministrazione della società il diritto di accedere alle informazioni relative alla gestione ed amministrazione e dunque di esercitare un controllo personale e diretto sull'operato degli amministratori. Nella relazione Relazione illustrativa del decreto legislativo si legge "particolarmente significativa è inoltre la disciplina della responsabilità degli amministratori e la tutela in proposito riconosciuta dai soci nell'art. 2476 cod. civ. essa s'impernia sul principio secondo il quale, sulla base della struttura contrattuale della società, ad ogni socio è riconosciuto il diritto di ottenere notizie dagli amministratori in merito allo svolgimento degli affari sociali e di procedere ad una diretta ispezione dei libri sociali e dei documenti concernenti l'amministrazione della società"».

Il Collegio osserva anche che «il disposto dell'art. 2476, comma secondo, cod., civ., non preveda alcuna limitazione o condizione all'esercizio del diritto di ispezione del socio ulteriore da quella che si tratti di "soci che non partecipano all'amministrazione". Detta facoltà si correla alla facoltà per i singoli soci, riconosciuta dall'art. 2476, comma terzo, cod. civ., di esercitare in forma individuale l'azione di responsabilità verso gli stessi amministratori. La stretta relazione fra diritto di ispezione ed esercizio dell'azione di responsabilità è confermata dalla citata Relazione nella quale, dopo avere dato atto del diritto del socio di accesso ai libri e documenti sociali, si osserva "da questa soluzione consegue coerentemente il potere di ciascun socio di promuovere l'azione sociale di responsabilità e di chiedere con essa la provvisoria revoca giudiziale dell'amministratore in caso di gravi irregolarità (art. 2476, comma terzo). Si tratta anche qui di una disciplina che corrisponde alla prospettiva secondo cui viene accentuato il significato contrattuale dei rapporti sociali"».

Per la Suprema Corte, il socio non amministratore ha un vero e proprio diritto: «l'intestatario di una quota della società a responsabilità limitata che non ricopra funzioni gestorie/amministrative in seno alla società, indipendentemente dalla quota sociale detenuta, è titolare iure proprio di un vero e proprio diritto potestativo ad avere pieno accesso a tutti gli atti concernenti l'amministrazione sociale, venendo pertanto ad assolvere ruolo fondamentale nella govemace della società».

Poi la Corte precisa il bene giuridico tutelato dal reato proprio di cui all'art. 2625 codice civile: «reato proprio dell'art. 2625, primo comma, non tutela in via generale la partecipazione del socio alla vita societaria ed alle deliberazioni della società, ma è volto a presidiare in modo specifico le funzioni di controllo dal medesimo esercitabili sulla gestione ed amministrazione della società, con la conseguenza che non ogni attività societaria, cui venga impedito al socio di partecipare, può configurare violazione della norma di cui all'art. 2625 cod. civ., essendo necessario che l'impedimento attenga in modo specifico alle funzioni di controllo di regolarità della gestione (Sez. 5 n. 15641, del 27/02/2015, P.M. di Frosinone nei confronti di D'Itri, non massimata)».

Ai fini della configurabilità del reato, il Collegio precisa che «si deve ritenere che detta norma, là dove sanziona l'impedimento o l'ostacolo all'attività di controllo del socio mediante l'occultamento documentale od altri artifici, postuli una condotta necessariamente attiva dell'amministratore della società, attuata mediante la distrazione o distruzione dei documenti sociali ovvero mediante l'impiego di particolari espedienti volti a trarre in inganno».

Relativamente alla derogabilità della disposizione in caso di presenza di un collegio sindacale, la Cassazione osserva che «Il potere ispettivo del socio non amministratore prescinde completamente dalla circostanza che la società sia dotata o meno di collegio sindacale. Anzi, nel nuovo impianto normativo in materia di società a responsabilità limitata, non è richiesta l'esistenza di detto collegio sindacale proprio perché a ciascuno socio è affidato il diritto di esercitare un controllo penetrante - "diffuso" - sull'operato degli amministratori, quale efficace strumento a tutela della corretta gestione della società. Come correttamente rilevato dalla Corte territoriale, il diritto del socio non amministratore all'ostensione della 'contabilità e degli altri libri sociali ha carattere inderogabile da parte dell'amministratore anche in presenza del collegio sindacale».

Da ultimo la Suprema Corte osserva che per la configurabilità del reato ex art. 388 codice penale non è sufficiente il semplice rifiuto ad eseguire l'ordine del giudice: «consesso, il mero rifiuto di ottemperare ai provvedimenti giudiziali previsti dall'art. 388, comma secondo, cod. pen. non costituisce comportamento elusivo penalmente rilevante, a meno che l'obbligo imposto non sia coattivamente ineseguibile, richiedendo la sua attuazione la necessaria collaborazione dell'obbligato: l'art. 388 cod. pen. non tutela, difatti, l'autorità in sè delle decisioni giurisdizionali, ma l'esigenza costituzionale di effettività di giurisdizione e la sanzione non segue una mera trasgressione all'ordine del giudice, bensì l'ostacolo all'effettiva possibilità di una sua esecuzione (Sez. Unite, n. 36692 del 27/09/2007, Vuocolo, Rv. 236937)».

Infine, nel rigettare il ricorso, la Cassazione ribadisce il seguente principio: «integra il reato di cui all'art. 388, comma secondo, cod. pen., la condotta dell'amministratore che, in violazione del provvedimento di sequestro giudiziario delle quote dei soci accomandanti di una società gestita dall'imputato, opponga al custode giudiziario una condotta ostruzionistica - in particolare omettendo di consegnare i documenti contabili ed amministrativi - e così impedisca la ricostruzione dell'entità del patrimonio sociale, trattandosi di comportamento elusivo di un obbligo non coattivamente eseguibile (Sez. 6, n. 2267 del 12/03/2014 - dep. 16/01/2015, Agosta, Rv. 261796)».



Osservazioni.

La Cassazione ribadisce che, dopo la riforma societaria del 2003, il socio non amministratore è titolare di un vero e proprio diritto potestativo ad avere pieno accesso a tutti gli atti concernenti l'amministrazione sociale al fine di controllare la regolarità della gestione.

In caso di ostacoli sollevati dall'amministratore, se lo stesso impedisce ugualmente il controllo anche a seguito di un ordine del giudice a ottemperare, è configurabile anche il reato di cui all'art. 388 codice penale.





Giurisprudenza rilevante.

  1. Cass. 36692/2007, Sezioni Unite

  2. Cass. 2267/2014, Sezioni Unite





Disposizioni rilevanti.

Codice penale

Vigente al: 17-2-2017

Articolo 388 - Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Chiunque, per sottrarsi all’adempimento degli obblighi nascenti da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, o dei quali è in corso l’accertamento dinanzi all’autorità giudiziaria stessa, compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi alla ingiunzione di eseguire il provvedimento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.

La stessa pena si applica a chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile, ovvero amministrativo o contabile, che concerna l’affidamento di minori o di altre persone incapaci, ovvero prescriva misure cautelari a difesa della proprietà, del possesso o del credito.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa fino a euro 309.

Si applicano la reclusione da due mesi a due anni e la multa da euro 30 a euro 309 se il fatto è commesso dal proprietario su una cosa affidata alla sua custodia, e la reclusione da quattro mesi a tre anni e la multa da euro 51 a euro 516 se il fatto è commesso dal custode al solo scopo di favorire il proprietario della cosa.

Il custode di una cosa sottoposta a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 516.

La pena di cui al quinto comma si applica al debitore o all’amministratore, direttore generale o liquidatore della società debitrice che, invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o i crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di quindici giorni o effettua una falsa dichiarazione.

Il colpevole è punito a querela della persona offesa



Codice civile

Vigente al: 17-2-2017

Art. 2476 - Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci

Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo per l'amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l'atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.

I soci che non partecipano all'amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all'amministrazione.

L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.

In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l'accertamento dei fatti.

Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'azione di responsabilità contro gli amministratori può essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della società, purchè vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purchè non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.

Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.

Sono altresì solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.

L'approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilità incorse nella gestione sociale.

Titolo XI - DISPOSIZIONI PENALI IN MATERIA DI SOCIETA' E DI CONSORZI

Capo I - Delle falsità

Art. 2625 - Impedito controllo

Gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo ... legalmente attribuite ai soci o ad altri organi sociali, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.329 euro.

Se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino ad un anno e si procede a querela della persona offesa.

La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.


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