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Il curatore fallimentare può esercitare azione di responsabilità verso gli amministratori in ogni società

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)


Il curatore fallimentare è legittimato a esercitare qualsiasi azione di responsabilità, contro gli amministratori di qualsiasi società, tanto in sede civile che in sede penale.


Decisione: Sentenza n. 1641/2017 Sezioni Unite

Classificazione: Commerciale, Fallimentare, Penale, Societario



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Il caso.

Il curatore del fallimento di una SRL proponeva azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita e domanda di risarcimento nei loro confronti, oltre che nei confronti di altra SRL in favore della quale erano stati erogati finanziamenti qualificati come ingiustificati ed eseguiti pagamenti contestati come preferenziali nel procedimento penale per bancarotta definito con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti.

In sede di appello la Corte d'appello si pronunciava sulle domande di risarcimento dei danni, ribadendo l'esclusione della legittimazione del curatore del fallimento a proporre l'azione di responsabilità degli amministratori della società fallita per pagamenti preferenziali di crediti dell'altra SRL, eseguiti in violazione della par condicio creditorum.

I Giudici di appello hanno ritenuto che l'azione di responsabilità non possa essere esercitata dal curatore né ai sensi dell'art. 2393 c.c. né ai sensi dell'art. 2394 c.c. in mancanza di una lesione del patrimonio sociale, e hanno ribadito il rigetto della domanda di risarcimento dei danni che il curatore assumeva provocati mediante i finanziamenti all'altra SRL, ritenendo che mancasse la prova della estraneità di tali erogazioni al rapporto di affitto di azienda intercorso tra le due società.

Invece, in parziale riforma della decisione di primo grado, la Corte d'Appello ha invece accolto la domanda di risarcimento dei danni per l'indebita protrazione dell'attività aziendale anche dopo il manifestarsi dell'insolvenza.

Contro la sentenza d'appello il fallimento ha proposto ricorso per cassazione.

La terza sezione civile, ne ha chiesto la rimessione alle Sezioni unite, ritenendo che sia di particolare importanza la questione di massima della legittimazione del curatore fallimentare a esercitare l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita che abbiano eseguito pagamenti preferenziali.


La decisione.

La Cassazione dapprima riprende la motivazione della Corte di Appello che aveva confermato la decisione di primo grado, per la quale

la lesione della par condicio creditorum conseguente al pagamento preferenziale all'altra SRL creditrice «può al limite generare una contesa tra le posizioni soggettive individuali dei singoli creditori ma non anche un pregiudizio per la massa creditoria considerata nel suo complesso, la quale mantiene, comunque, la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale qualunque sia il creditore beneficiato dal pagamento lesivo della par condicio tra quelli aventi diritto a partecipare al concorso».

Corte di Appello che riteneva, altresì, che «il pregiudizio subito individualmente da ciascun creditore per effetto dei pagamenti preferenziali eseguiti dalla società prima della dichiarazione di fallimento si delinea compiutamente e definitivamente solo con l'esecuzione del riparto finale nonché all'esito dell'esperimento infruttuoso o insufficiente di eventuali azioni revocatorie».

Il ricorso è fondato su sette motivi, ma quello che ha determinato la rimessione alle Sezioni Unite è il primo: vi si deduce «la violazione degli art. 216 e 240 legge fall., nella parte in cui riconoscono al curatore la legittimazione esclusiva a costituirsi parte civile nel procedimento penale, anche contro il fallito, per i reati previsti nel titolo VI della legge fallimentare, inclusa dunque la bancarotta preferenziale (art. 216, comma 3, legge fall.), che lede l'interesse della massa al pari trattamento dei creditori».

Il Collegio ricorda che «Il fallimento ricorrente rileva infatti che, pur essendo stata ammessa la sua costituzione di parte civile nel processo penale a carico degli amministratori della società fallita, E.C. e R.C., era tuttavia rimasto escluso dal procedimento penale in seguito all'ammissione degli imputati al procedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti, perché l'art. 444 comma 2 c.p.p. prevede che in tal caso, «se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda». Ha pertanto proposto nella sede propria l'azione civile sia per i danni cagionati dal reato (art. 185 c.p.) sia facendo valere, a norma dell'art. 146 legge fall., la responsabilità degli amministratori».

Per il Consesso, la questione posta nel ricorso e sulla quale le Sezioni Unite sono chiamate a pronunciarsi, «attiene alla possibilità di ricondurre a una "azione di massa" la domanda proposta dal curatore fallimentare per ottenere il risarcimento dei danni cagionati dal fallito che, «prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti » (art. 216 comma 3 legge fall.)».

La soluzione del caso di specie richiede di affrontare due questioni preliminari: la prima attiene al fatto che nella costituzione di parte civile del fallimento, in sede penale, questi aveva dedotto un doppio titolo di legittimazione, facendo valere «sia la generale azione aquiliana da fatto illecito (art. 185 c.p. e art. 2043 c.c.) sia le specifiche azioni di responsabilità contro gli amministratori ex art. 146 legge fall. in relazione agli art. 2393 e 2394 c.c. La corte d'appello si è pronunciata invece solo sulla legittimazione del curatore a far valere la responsabilità degli amministratori a norma degli art. 2393 e 2394 c.c.; sicché potrebbe ipotizzarsi che l'esclusione di questo titolo di legittimazione non valga a escludere anche il titolo di legittimazione ex art. 185 c.p., in quanto concorrente».

Tale prima questione viene affrontata e risolta nel senso che «anche per la responsabilità da reato può aversi una responsabilità concorrente, sia contrattuale sia extracontrattuale, degli amministratori della società fallita, perché a entrambe può essere ricondotto anche il danno lamentato ex art. 185 c.p. e art. 2043 c.c. E a questa concorrenza di titoli di responsabilità corrisponde una legittimazioni unitaria del curatore fallimentare sia in sede penale sia in sede civile per tutte le azioni esercitabili nei confronti degli amministratori.»

La seconda questione preliminare attiene all'applicabilità agli amministratori di SRL del regime di responsabilità invocato, e relativamente a questo punto il Consesso si richiama a una precedente decisione della prima sezione (Cass. 17121/2010) che aveva ritenuto che, in base al nuovo testo dell'art. 146 legge fallimentare (così come sostituito nel 2006) «deve concludersi che il curatore può esercitare qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società».

Superate le due questioni pregiudiziali, le Sezioni Unite affrontano la questione loro prospettata dalla terza sezione civile, rilevando che «in definitiva il disconoscimento della legittimazione attiva del curatore fallimentare da parte dei giudici del merito si fonda sull'assunto che il pagamento preferenziale possa arrecare un danno solo ai singoli creditori rimasti insoddisfatti, ma non alla società, perché si tratta di operazione neutra per il patrimonio sociale, che vede diminuire l'attivo in misura esattamente pari alla diminuzione del passivo conseguente all'estinzione del debito».

Il Collegio ritiene questo assunto palesemente erroneo, e così argomenta: «il pagamento preferenziale in una situazione di dissesto può comportare una riduzione del patrimonio sociale in misura anche di molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto del principio del pari concorso dei creditori. Infatti la destinazione del patrimonio sociale alla garanzia dei creditori va considerata nella prospettiva della prevedibile procedura concorsuale, che espone i creditori alla falcidia fallimentare».

Tanto che, «secondo la giurisprudenza di questa corte, «in tema di revocatoria fallimentare, la legge in nessun caso richiede l'accertamento di un'effettiva incidenza dell'atto che ne è oggetto sulla "par condicio creditorum", sicché è evidente che la funzione dell'azione revocatoria fallimentare è esclusivamente quella di ricondurre al concorso chi se ne sia sottratto, e ciò esclude anche che un'effettiva lesione della "par condicio creditorum" possa assumere rilevanza sotto il profilo dell'interesse ad agire (art. 100 c.p.c.), essendo evidente che l'interesse del curatore ad agire ha natura procedimentale, in quanto inteso ad attuare il pari concorso dei creditori, e va accertato con riferimento al momento della proposizione della domanda, perché si fonda sul già dichiarato stato di insolvenza del debitore, non sui prevedibili esiti della procedura concorsuale, mentre potrebbe assumere rilevanza solo l'eventuale impossibilità di qualificare come "bene" la cosa oggetto dell'azione».

Accogliendo il primo motivo di ricorso, le Sezioni Unite concludono enunciando il seguente principio di diritto: «Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori»».

Le Sezioni Unite accolgono quindi il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando alla Corte di Appello in diversa composizione per una nuova decisione.


Osservazioni.

Le Sezioni Unte della Cassazione hanno enunciato un importante principio di diritto, con il quale viene sancita chiaramente la legittimazione del curatore fallimentare a esercitare qualsiasi azione di responsabilità, contro gli amministratori di qualsiasi società, tanto in sede civile che in sede penale, inclusi i fatti relativi a pagamenti effettuati in violazione della regola del pari concorso dei creditori.




Giurisprudenza rilevante.


  1. Cass. 13465/2010, Sez.I

  2. Cass. 17121/2010, Sez.I

  3. Cass. 15955/2012, Sez.I

  4. Cass. 4184/2006, Sez.L

  5. Cass. 1918/2015, Sez.L





Disposizioni rilevanti.

REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 267 Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa.

DESCRIZIONE

Vigente al: 09-04-2017

CAPO X Del fallimento delle società

Art. 146 - Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di società a responsabilità limitata

Gli amministratori e i liquidatori della società sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall'articolo 49. Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il fallito.

Sono esercitate dal curatore previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori:

a) le azioni di responsabilità contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori;

b) l'azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata, nei casi previsti dall'articolo 2476, comma settimo, del codice civile.


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