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Impugnabilità del reclamo per negata omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti

Studio Graziotto Impugnabilità del reclamo per negata omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti

Il decreto con il quale la Corte di Appello decide sul reclamo ex art. 183 legge fallimentare è soggetto a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, avendo lo stesso natura decisoria e non essendo previsti altri mezzi di impugnazione. Decisione: Sentenza n. 26989/2016 Sezioni Unite Civili

Classificazione: Fallimentare

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Il caso.

Una SRL richiedeva l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'art. 182-bis legge falllimentare.

Il Tribunale negava l'omologazione perché non raggiungeva la soglia minima del 60% dei crediti: per il Tribunale la società aveva calcolato i crediti escludendo i crediti di rilevante importo di una banca che erano statoi contestati in modo non convincente.

Avverso il decreto che negava l'omologazione la società proponeva reclamo, che veniva respinto dalla Corte d'Appello, e la società propone quindi ricorso per Cassazione.

La sezione investita della questione la rimette al Primo Presidente che la assegna alle Sezioni Unite, le quali affermano due principi di diritto.

Osservazioni.

Le Sezioni Unite della Cassazione Civile hanno affermato i due principi sulla base del carattere decisorio del decreto con il quale la Corte di Appello decide sul reclamo ex art. 183 legge fallimentare, riconoscendo l'esperibilità del ricorso straordinario per casazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, non essendo previsti altri mezzi di impugnazione.

Giurisprudenza rilevante.
  1. Cass. 21860/2010
  2. Cass. 21901/2013
  3. Cass. 2326/2014
  4. Cass. 14447/2014
  5. Cass. 653/2016, Sez.VI
  6. Cass. 9998/2014, Sez.I
Disposizioni rilevanti.

Costituzione della repubblica Italiana

Art. 111

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.


REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 267

Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa

Vigente al: 10-06-2017

Art. 183 - Reclamo

Contro il decreto del tribunale può essere proposto reclamo alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.

Con lo stesso reclamo è impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell'articolo 180, settimo comma.50

AGGIORNAMENTO: La Corte Costituzionale con sentenza 7 - 12 novembre 1974 n. 255 (in G.U. 1a s.s. 13/11/1974 n. 296) ha dichiarato "la illegittimità costituzionale dell'art. 183, primo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (così detta legge fallimentare), nella parte in cui, per le parti costituite, fa decorrere il termine per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato preventivo dall'affissione, anzichè dalla data di ricezione della comunicazione della stessa;

b) in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, dichiara, altresì, la illegittimità costituzionale derivata dell'ultimo comma del medesimo art. 183 e del primo e terzo comma dell'art. 131 del decreto predetto, nella parte in cui fanno decorrere dall'affissione i termini, rispettivamente, per ricorrere in cassazione contro la sentenza di appello che decide in merito alla omologazione o reiezione del concordato preventivo, per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato successivo, nonché per ricorrere in cassazione contro quest'ultima sentenza."

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