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Impugnabilità del reclamo per negata omologazione di accordo di ristrutturazione dei debiti

 

A cura di Fulvio Graziotto


Il decreto con il quale la Corte di Appello decide sul reclamo ex art. 183 legge fallimentare è soggetto a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, avendo lo stesso natura decisoria e non essendo previsti altri mezzi di impugnazione.


Decisione: Sentenza n. 26989/2016 Sezioni Unite Civili

Classificazione: Fallimentare



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Il caso.

Una SRL richiedeva l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'art. 182-bis legge falllimentare.

Il Tribunale negava l'omologazione perché non raggiungeva la soglia minima del 60% dei crediti: per il Tribunale la società aveva calcolato i crediti escludendo i crediti di rilevante importo di una banca che erano statoi contestati in modo non convincente.

Avverso il decreto che negava l'omologazione la società proponeva reclamo, che veniva respinto dalla Corte d'Appello, e la società propone quindi ricorso per Cassazione.

La sezione investita della questione la rimette al Primo Presidente che la assegna alle Sezioni Unite, le quali affermano due principi di diritto.


La decisione.

Le sezioni Unite sono state investite per risolvere la questione dell'impugnabilità del reclamo: «chiarire l'oggettiva impugnabilità del provvedimento in esame prima ancora di esaminare la questione (rilevabile d'ufficio) dell'integrità del contraddittorio, essendo stato notificato il ricorso soltanto al pubblico ministero, anche a seguito dell'ordinanza interlocutoria 23 febbraio 2016, n. 3472 della medesima Prima Sezione, con cui è stata sollecitata, nell'analoga materia del concordato preventivo, una pronuncia chiarificatrice e una valutazione comparativa delle diverse ipotesi di cui agli articoli 162, 173, 179, 180 della legge fallimentare in relazione alle diverse fattispecie concrete che, in assenza di dichiarazione di fallimento, potrebbero dar luogo al ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.».

Il Consesso dapprima inquadra l'analogia con la procedura di ammissione al concordato preventivo: «Nell'ipotesi di giudizio di omologazione riguardante, come nella specie, un accordo di ristrutturazione dei debiti, ai sensi dell'art. 182 bis legge fallim., e nell'ipotesi di guidizio di omologazione riguardante un concordato preventivo, ai sensi degli artt. 160 e ss. della stessa legge, la questione dell'ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost., avverso il provvedimento negativo che lo conclude in sede di reclamo, presenta evidenti tratti di analogia. E' dunque opportuno, anche per il necessario inquadramento sistematico della questione stessa, accogliere la sollecitazione dell'ordinanza interlocutoria della Prima Sezione ad affrontarla anzitutto con riferimento all'istituto - più rilevante e più ampiamente disciplinato - del concordato preventivo, estendendo altresì l'indagine a tutte le ipotesi di provvedimento negativo sull'esito della procedura di concordato: non soltanto, dunque, il diniego dell'omologazione ai sensi dell'art. 180 legge fallim., ma altresì la declaratoria d'inammissibilità ai sensi dell'art. 162, secondo comma, e la revoca dell'ammissione alla procedura ai sensi dell'art. 173.»

Esaminando la questione relativamente al concordato preventivo, le Sezioni Unite ricordano che «Essendosi eliminato il potere del tribunale di dichiarare d'ufficio il fallimento, nonché la identità del presupposto oggettivo (lo stato d'insolvenza) di quest'ultimo e del concordato preventivo (potendo il concordato basarsi anche sul mero stato di crisi dell'impresa), è infatti oggi non infrequente che all'esito negativo della procedura di concordato (per inammissibilità della proposta, ai sensi dell'art. 162, secondo comma, legge fallim., eventualmente in connessione con la mancata approvazione ai sensi l'art. 179, primo comma; per revoca dell'ammissione, ai sensi dell'art. 173; per diniego dell'omologazione, ai sensi dell'art. 180) non consegua altresì la dichiarazione di fallimento del debitore mancando, appunto, l'istanza di un creditore o la richiesta del pubblico ministero o il presupposto dello stato d'insolvenza. Nel vigore della vecchia disciplina la questione dell'autonoma impugnabilità del provvedimento negativo sul concordato non si poneva se non nei casi, invero marginali, di declaratoria dell'inammissibilità della proposta di concordato»; mentre «in tutti gli altri casi, invece, essendo dichiarato il fallimento, l'impugnazione andava rivolta avverso la sentenza dichiarativa».

Poi i Giudici sottolineano che «Anche secondo l'attuale disciplina delle procedure concorsuali introdotta dalle novelle del 2006 e 2007, peraltro, allorché alla declaratoria d'inammissibilità, revoca o non omologazione del concordato si accompagni la dichiarazione di fallimento del debitore, l'impugnazione prevista - il reclamo alla corte d'appello - è unica ed ha per oggetto sia la dichiarazione del fallimento che il provvedimento negativo sul concordato», ma «Le certezze scemano, invece, tra gli interpreti, allorché il provvedimento negativo sul concordato non sia seguito dalla dichiarazione di fallimento del debitore, sorgendo in tal caso il dubbio se la prevista forma del decreto comporti o meno, nel silenzio della legge, la non assoggettabilità del provvedimento a ricorso per cassazione, neppure ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost.».

Vengono poi richiamati i requisiti necessari per proporre il ricorso straordinario: «Poiché si discute dell'ammissibilità del ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost., occorre tener conto della giurisprudenza di questa Corte su tale istituto, la quale, com'è noto, ammette il rimedio in questione avverso i provvedimenti che, pur avendo forma diversa dalla sentenza, presentino tuttavia i requisiti della decisorietà e della definitività.», e recisa che «La decisorietà, dunque, consiste nell'attitudine del provvedimento del giudice non solo ad incidere su diritti soggettivi delle parti, ma ad incidervi con la particolare efficacia del giudicato».

Poi affronta l'altro requisito: «Affinché, peraltro, un provvedimento non avente veste di sentenza sia impugnabile in cassazione ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost. non è sufficiente che abbia carattere decisorio, occorre anche che non sia soggetto a un diverso mezzo d'impugnazione, dovendosi altrimenti esperire anzitutto tale mezzo - appello, reclamo o quant'altro - sicché il ricorso per cassazione riguarderà il successivo provvedimento emesso all'esito. In ciò consiste il requisito della definitività».

Finalmente si arriva al caso concreto: «Se un provvedimento con forma diversa dalla sentenza è soggetto a ricorso straordinario per cassazione esclusivamente allorché è decisorio e definitivo, nel senso sopra indicato, deve concludersi che avverso il decreto con cui il tribunale dichiara l'inammissibilità della proposta di concordato, ai sensi del secondo comma dell'art. 162 legge fallim., non è dato tale rimedio, perché il decreto, pur presentando indubbiamente il carattere della definitività - in quanto espressamente dichiarato «non soggetto a reclamo» (art. 162, secondo comma, legge fallim., cit.) - non presenta anche il carattere della decisorietà. Esso, infatti, viene emesso dal tribunale a prescindere da una controversia, anche solo potenziale, tra parti contrapposte, nonché all'esito di un procedimento che non prevede alcun contraddittorio, bensì la sola audizione del debitore («sentito il debitore», recita il più volte richiamato art. 162, secondo comma). Che i creditori siano o meno favorevoli alla proposta di concordato presentata dal debitore è del tutto irrilevante: il tribunale deve provvedere comunque, d'ufficio, a tutela di un interesse più generale, che prescinde dall'interesse individuale di ciascun creditore. Mancando addirittura una controversia - o, meglio, non rilevando comunque la sua eventuale sussistenza - non può affermarsi che il decreto "decida" su diritti soggettivi di parti contrapposte e sia destinato al giudicato».

Diverso è il caso del decreto conclusivo del giudizio di omologazione che si apre all'esito dell'approvazione della proposta di concordato da parte della maggioranza dei creditori, essendo qui la struttura del procedimento chiaramente di natura contenziosa.

La Cassazione osserva quindi che «Il decreto del tribunale che conclude il procedimento è perciò idoneo al giudicato ed è decisorio, sia che abbia contenuto positivo - l'omologazione del concordato - sia che abbia contenuto negativo - il diniego di omologazione. Ciò che ne impedisce l'impugnabilità con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. è, però, il difetto del requisito della definitività, nel senso sopra accolto di non soggezione a rimedi diversi da tale ricorso. Il decreto del tribunale, infatti, è reclamabile alla corte d'appello ai sensi dell'art. 183 legge fallim. Sarà perciò il provvedimento emesso da quest'ultima all'esito del giudizio sul reclamo che, condividendo il carattere decisorio del provvedimento impugnato e non essendo a sua volta altrimenti impugnabile, potrà essere oggetto di ricorso straordinario per cassazione pur non avendo forma di sentenza».

Dopo aver argomentato ulteriormente, il Consesso chiarisce che «Quanto osservato sin qui a proposito del concordato preventivo agevola la soluzione della questione, oggetto specifico del presente giudizio, dell'ammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento conclusivo del procedimento di omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell'art. 182 bis legge fallim.».

E quindi: «Il decreto del tribunale, pur essendo decisorio, non è soggetto a ricorso per cassazione essendo, come si è visto, reclamabile alla corte d'appello; al ricorso per cassazione è quindi soggetto il provvedimento di quest'ultima sul reclamo».

Le Sezioni Unite affermano quindi i due seguenti principi di diritto:

1) - «il decreto con cui la corte d'appello, decidendo sul reclamo ai sensi dell'art. 183, comma primo, richiamato dall'art. 182 bis, comma quinto, legge fallim., provvede in senso positivo o negativo in ordine all'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, ha carattere decisorio ed è pertanto soggetto, non essendo previsti altri mezzi d'impugnazione, a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma settimo, Cost.»

2) - «in caso di ricorso per cassazione del debitore avverso il decreto con cui la corte d'appello, provvedendo sul reclamo ai sensi dell'art. 183, comma primo, richiamato dall'art. 182 bis, comma quinto, legge fallim., nega l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, la legittimazione passiva non spetta al pubblico ministero, essendo questo privo del potere d'impugnazione del provvedimento, bensì ai creditori per titolo e causa anteriore alla data di pubblicazione dell'accordo nel registro delle imprese, ai quali si riferiscono gli effetti dell'accordo stesso, nonché agli altri interessati che abbiano proposto opposizione.»

Nel caso di specie, il ricorso è stato però dichiarato inammissibile in quanto non è stato notificato ad alcuno dei soggetti legittimati.


Osservazioni.

Le Sezioni Unite della Cassazione Civile hanno affermato i due principi sulla base del carattere decisorio del decreto con il quale la Corte di Appello decide sul reclamo ex art. 183 legge fallimentare, riconoscendo l'esperibilità del ricorso straordinario per casazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, non essendo previsti altri mezzi di impugnazione.




Giurisprudenza rilevante.


  1. Cass. 21860/2010

  2. Cass. 21901/2013

  3. Cass. 2326/2014

  4. Cass. 14447/2014

  5. Cass. 653/2016, Sez.VI

  6. Cass. 9998/2014, Sez.I





Disposizioni rilevanti.

Costituzione della repubblica Italiana

Art. 111

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.



REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 267

Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa

Vigente al: 10-06-2017

Art. 183 - Reclamo

Contro il decreto del tribunale può essere proposto reclamo alla corte di appello, la quale pronuncia in camera di consiglio.

Con lo stesso reclamo è impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell'articolo 180, settimo comma.50

AGGIORNAMENTO: La Corte Costituzionale con sentenza 7 - 12 novembre 1974 n. 255 (in G.U. 1a s.s. 13/11/1974 n. 296) ha dichiarato "la illegittimità costituzionale dell'art. 183, primo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (così detta legge fallimentare), nella parte in cui, per le parti costituite, fa decorrere il termine per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato preventivo dall'affissione, anzichè dalla data di ricezione della comunicazione della stessa;

b) in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, dichiara, altresì, la illegittimità costituzionale derivata dell'ultimo comma del medesimo art. 183 e del primo e terzo comma dell'art. 131 del decreto predetto, nella parte in cui fanno decorrere dall'affissione i termini, rispettivamente, per ricorrere in cassazione contro la sentenza di appello che decide in merito alla omologazione o reiezione del concordato preventivo, per proporre appello contro la sentenza che omologa o respinge il concordato successivo, nonché per ricorrere in cassazione contro quest'ultima sentenza."


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