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falso in bilancio: nuova pronuncia della Cassazione sulla mancata indicazione a bilancio di poste attive.

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)

La Cassazione, con la sentenza n. 37570/2015, ha chiarito alcuni aspetti del reato di false comunicazioni sociali (cd. "falso in bilancio") disciplinato dal nuovo testo dell'art. 2621 del codice civile.

Le disposizioni penali che trattano della falsità in meteria di società prevedono una distinzione tra società quotate e non quotate, un trattamento meno penalizzante per i fatti di lieve entità e, in presenza di una particolare tenuità del fatto, una causa di esclusione della punibilità.

La Cassazione, esaminando un caso in cui era contestata la mancata esposizione in bilancio di poste dell'attivo di cui era stata accertata l'esistenza nel patrimonio sociale, ha segnalato, oltre all'aspetto relativo all'esclusione dal perimetro del nuovo reato delle valutazioni già segnalato in una precedente pronuncia, anche quello della rilevanza dei fatti materiali relativamente alle società non quotate: a differenza delle quotate (nel qual caso la rilevanza per i fatti materiali non rispondenti al vero sussiste sempre), per le società non quotate la valutazione sulla rilevanza restringe il campo di applicazione solo ad alcune condotte.

La Corte di Cassazione ha anche confermato che le comunicazioni sociali rilevanti per la configurazione del reato sono quelle riguardanti i bilanci, le relazioni e note integrative, e le altre comunicazioni previste per legge dirette ai soci e al pubblico: sembrerebbero escluse tutte quelle comunicazioni atipiche tra gli organi sociali, o indirizzate a un singolo destinatario.

Da notare che mentre prima della modifica l'art. 2621 c.c. parlava di "informazioni", ora il riferimento è ai "fatti materiali".

La condotta oggetto del reato deve comunque essere idonea a trarre "concretamente" in inganno i destinatari, qualificando il delitto in esame quale reato di pericolo concreto.

Nel caso concreto, la Cassazione nell'annullare con rinvio la sentenza di appello impugnata, ha affermato: «Nel coniugare il principio di prudenza con quello di verità, l'imputato avrebbe dovuto manifestare la posta attiva, quantomeno nei limiti in cui egli stesso riteneva certo ed esigibile il proprio "debito", fornendo adeguata spiegazione nella relazione integrativa del criterio utilizzato nella sua quantificazione, ovvero appostare nella loro integralità i ricavi di cui si discute (che non essendo stati ancora fatturati - adempimento a cui provvederà il ... solo dopo la redazione del bilancio - dovevano essere rilevati come ratei attivi), configurando eventualmente un apposito fondo destinato a recepire le prudenziali valutazioni sull'entità di quelli effettivamente ritenuti conseguibili dalla società. »

Attenzione quindi a non invocare il principio di prudenza per la mancata indicazione di poste attive nel bilancio a scapito di quello di verità.



Qui di seguito il testo delle disposizioni del codice civile aggiornate:

Titolo XI - DISPOSIZIONI PENALI IN MATERIA DI SOCIETA' E DI CONSORZI

Capo I - Delle falsità

Art. 2621 - False comunicazioni sociali

Fuori dai casi previsti dall'art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

 

Art. 2621-bis - Fatti di lieve entità

Salvo che costituiscano piu' grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui all'articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Salvo che costituiscano piu' grave reato, si applica la stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all'articolo 2621 riguardano società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari della comunicazione sociale.

 

Art. 2621-ter - Non punibilità per particolare tenuità

Ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all'articolo 131-bis del codice penale, il giudice valuta, in modo prevalente, l'entità dell'eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai creditori conseguente ai fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis.

 

Art. 2622 - False comunicazioni sociali delle società quotate

Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea, i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico consapevolmente espongono fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da tre a otto anni.

Alle società indicate nel comma precedente sono equiparate:

1) le società emittenti strumenti finanziari per i quali è stata presentata una richiesta di ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

2) le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un sistema multilaterale di negoziazione italiano;

3) le società che controllano società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato italiano o di altro Paese dell'Unione europea;

4) le società che fanno appello al pubblico risparmio o che comunque lo gestiscono.

Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

 

Art. 2623.

IL D.L. 1 LUGLIO 2009, N. 78, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 AGOSTO 2009, N. 102, COME MODIFICATO DAL D.L. 3 AGOSTO 2009, N. 103, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 3 OTTOBRE 2009, N. 141 HA CONFERMATO L'ABROGAZIONE DEL PRESENTE ARTICOLO


Art. 2624.

ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 27 GENNAIO 2010, N. 39

 

Art. 2625 - Impedito controllo.

Gli amministratori che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o comunque ostacolano lo svolgimento delle attività di controllo ... legalmente attribuite ai soci o ad altri organi sociali, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 10.329 euro.

Se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino ad un anno e si procede a querela della persona offesa.

La pena è raddoppiata se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

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