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In quali casi l'atto di accertamento notificato senza allegare il PVC è nullo
A cura di Fulvio Graziotto

Una recente sentenza della C.T.R. Lombardia (2977/49/2015) ha riformato la sentenza di primo grado con la quale una società, assoggettata a fallimento, era stata oggetto di accertamento in relazione a una presunta frode carosello.

L'accertamento era stato notificato al curatore, e nella motivazione venivano richiamti alcuni passaggi del PVC (processo verbale di constatazione, che, oltre ad essere documento assistito da fede privilegiata, tanto che per contestarne il contenuto occorre proporre querela di falso, riporta le eventuali violazioni rilevate dai verificatori e le eventuali osservazioni del contribuente).

In primo grado il curatore aveva eccepito la lesione del diritto di difesa in quanto la motivazione dell'atto era fatta solo per relationem (cioè rimandando al contenuto del PVC), ma la C.T.P. di Milano non aveva ritenuto rilevante l'eccezione.

La C.T.R., invece, ha accolto il tempestivo appello proposto dalla curatela, riconoscendo (anche sulla base degli ultimi orientamenti della Cassazione: da ultimo l'ordinanza 7493/2014 e la nota sentenza 15842/2006) che l'omessa allegazione del PVC abbia non solo ridotto illegittimamente la possibilità di difesa del contribuente, ma non ha neppure consentito ai giudici di esaminare il caso in modo completo.

In tutti i casi in cui la motivazione dell'avviso di accertamento richiami un atto non conosciuto né mai ricevuto dal destinatario (nel caso di specie, quindi, dalla curatela incaricata della procedura fallimentare), l'ufficio deve trascriverlo integralmente o allegarlo.

Il principio non è, invece, applicabile in generale nei casi in cui il contribuente è già in possesso del documento o gli è già stato notificato.

Il contenuto dell'avviso di accertamento ai fini delle imposte dirette è disciplinato dall'art. 42 del D.P.R. n. 600/1973.



Qui di seguito il testo della disposizione richiamata:

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 29 settembre 1973, n. 600 Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi.

Vigente al: 26-10-2015

TITOLO IV ACCERTAMENTO E CONTROLLI

Art. 42 - Avviso di accertamento (testo vigente fino al 31/12/2015)

Gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d'ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell'ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.

L'avviso di accertamento deve recare l'indicazione dell'imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d'imposta, e deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato e in relazione a quanto stabilito dalle disposizioni di cui ai precedenti articoli che sono state applicate, con distinto riferimento ai singoli redditi delle varie categorie e con la specifica indicazione dei fatti e delle circostanze che giustificano il ricorso a metodi induttivi o sintetici e delle ragioni del mancato riconoscimento di deduzioni e detrazioni. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto nè ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

L'accertamento è nullo se l'avviso non reca la sottoscrizione, le indicazioni, la motivazione di cui al presente articolo e ad esso non è allegata la documentazione di cui all'ultimo periodo del secondo comma)).

Art. 42 - Avviso di accertamento (testo vigente dal 01/01/2016)

Gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d'ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell'ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.

L'avviso di accertamento deve recare l'indicazione dell'imponibile o degli imponibili accertati, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute di acconto e dei crediti d'imposta, e deve essere motivato in relazione ai presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato e in relazione a quanto stabilito dalle disposizioni di cui ai precedenti articoli che sono state applicate, con distinto riferimento ai singoli redditi delle varie categorie e con la specifica indicazione dei fatti e delle circostanze che giustificano il ricorso a metodi induttivi o sintetici e delle ragioni del mancato riconoscimento di deduzioni e detrazioni. Se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto nè ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all'atto che lo richiama salvo che quest'ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

L'accertamento è nullo se l'avviso non reca la sottoscrizione, le indicazioni, la motivazione di cui al presente articolo e ad esso non è allegata la documentazione di cui all'ultimo periodo del secondo comma.

Fatte salve le previsioni di cui all'articolo 40-bis del presente decreto, sono computate in diminuzione dei maggiori imponibili di cui al secondo comma le perdite relative al periodo d'imposta oggetto di accertamento, fino a concorrenza del loro importo. Dai maggiori imponibili che residuano dall'eventuale computo in diminuzione di cui al periodo precedente, il contribuente ha facoltà di chiedere che siano computate in diminuzione le perdite pregresse non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo. A tal fine, il contribuente deve presentare un'apposita istanza all'ufficio competente all'emissione dell'avviso di accertamento di cui al secondo comma, entro il termine di proposizione del ricorso. In tale caso il termine per l'impugnazione dell'atto è sospeso per un periodo di sessanta giorni. L'ufficio procede al ricalcolo dell'eventuale maggiore imposta dovuta, degli interessi e delle sanzioni correlate, e comunica l'esito al contribuente, entro sessanta giorni dalla presentazione dell'istanza. Ai fini del presente comma per perdite pregresse devono intendersi quelle che erano utilizzabili alla data di chiusura del periodo d'imposta oggetto di accertamento ai sensi dell'articolo 8 e dell'articolo 84 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. [AGGIORNAMENTO: Il D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, ha disposto (con l'art. 25, comma 5) che "Le disposizioni di cui ai commi precedenti entrano in vigore il 1° gennaio 2016, con riferimento ai periodi di imposta per i quali, alla predetta data, sono ancora pendenti i termini di cui all'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600".

Ha inoltre disposto (con l'art. 32, comma 1) che la presente modifica si applica a decorrere dal 1 gennaio 2017.]

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