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Quando i video online trasformano un sito internet in emittente TV

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)

La Corte di Giustizia Europea ha recentemente chiarito i concetti di "programma" e di "obiettivo principale di un servizio di messa a disposizione di filmati", con la sentenza relativa alla causa C-347/14.

In considerazione della proliferazione di testate online e alla diffusione dei filmati online messi a disposizione anche attraverso cataloghi di ricerca, il tema merita di essere analizzato compiutamente.

Il caso riguardava una società che gestisce un quotidiano online, con un link a un proprio sottodominio che rimandava a una pagina di ricerca con accesso a oltre 300 filmati.

L'autorità garante delle telecomunicazioni austriaca constatava che la società offriva un servizio di media audiovisivo a richiesta, soggetto a obbligo di notifica.

La società ricorre in via amministrativa e la questione giunge alla Corte di Giustizia Europea, che ha risolto la questione interpretativa della direttiva di riferimento, la 2010/13/UE, dichiarando che:

1) La nozione di «programma», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi), deve essere interpretata nel senso che comprende la messa a disposizione, in un sottodominio del sito Internet di un quotidiano, di filmati di breve durata consistenti in brevi sequenze estratte da notizie locali, sportive o di intrattenimento.

2) L’articolo 1, paragrafo 1, lettera a), i), della direttiva 2010/13, deve essere interpretato nel senso che, ai fini della valutazione dell’obiettivo principale di un servizio di messa a disposizione di filmati offerto nell’ambito della versione elettronica di un quotidiano, occorre esaminare se detto servizio abbia in quanto tale un contenuto ed una funzione autonomi rispetto a quelli dell’attività giornalistica del gestore del sito Internet in questione, e non costituisca solamente un complemento inscindibile da tale attività, in particolare per i legami che l’offerta audiovisiva presenta con l’offerta testuale. Tale valutazione spetta al giudice del rinvio.

La Corte di Giustizia Europea ricorda infatti che:

Sulla prima questione (nozione di "programma"):


  • secondo la definizione contenuta all’articolo 1, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2010/13, la nozione di «programma» riguarda «una serie di immagini animate, (…) che costituiscono un singolo elemento nell’ambito di un palinsesto o di un catalogo stabilito da un fornitore di servizi di media la cui forma e il cui contenuto sono comparabili alla forma e al contenuto della radiodiffusione televisiva».

  • la disposizione richiede quindi la comparabilità delle sequenze video, come quelle di cui trattasi nel procedimento principale, con la forma ed il contenuto della radiodiffusione televisiva, e non la comparabilità di una raccolta completa di filmati di breve durata con un palinsesto o un catalogo completo stabilito da un’emittente televisiva.

  • la circostanza che i filmati di cui trattasi nel procedimento principale siano di breve durata non è tale da escludere la loro qualificazione come «programma», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2010/13.

  • la possibilità, per l’utente di Internet, di accedere al filmato che lo interessa al momento scelto e su sua richiesta sulla base di un catalogo predisposto dal gestore del quotidiano online, che consente sia la ricerca per rubrica sia la ricerca dei filmati più visionati o più attuali, non incide in alcun modo sul fatto che, al pari di un programma televisivo, i filmati di cui trattasi si rivolgono ad un pubblico di massa e possono esercitare su di esso un impatto evidente, ai sensi del considerando 21 della direttiva 2010/13.

  • come emerge dai considerando 11, 21 e 24 della direttiva 2010/13, lo scopo di tale direttiva è quello di applicare, in un mondo mediatico particolarmente concorrenziale, le stesse norme ad operatori che si rivolgono allo stesso pubblico, e di evitare che servizi di media audiovisivi a richiesta, quale la raccolta di filmati di cui al procedimento principale, possano fare concorrenza sleale alla televisione tradizionale.

  • dalle indicazioni fornite dal giudice del rinvio emerge che una parte dei filmati accessibili nel sottodominio video è prodotta da un’emittente regionale, ed è accessibile anche sul sito Internet di quest’ultima. Detti filmati entrano pertanto in concorrenza con i servizi di informazione offerti dalle emittenti regionali. Tale constatazione vale anche per i filmati di breve durata che si riferiscono non all’attualità locale, ma ad avvenimenti culturali o sportivi oppure a servizi giornalistici di intrattenimento, e che sono in concorrenza con i canali musicali, i canali sportivi e le trasmissioni di intrattenimento.


Sulla seconda questione (obiettivo principale di un servizio di messa a disposizione di filmati):


  • dalla direttiva 2010/13 emerge che la versione elettronica di un quotidiano, malgrado gli elementi audiovisivi che contiene, non deve essere considerata come un servizio audiovisivo se tali elementi audiovisivi sono meramente incidentali e servono unicamente ad integrare l’offerta degli articoli di stampa scritta.

  • il considerando 22 della direttiva 2010/13 enuncia il principio secondo il quale «i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale» non corrispondono alla definizione del «servizio di media audiovisivo», ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera a), i), di tale direttiva. Il suo considerando 28 precisa, a sua volta, che «le versioni elettroniche di quotidiani e riviste» sono escluse dall’ambito di applicazione di tale direttiva.

  • tuttavia, il considerando 28 della direttiva 2010/13 non può essere inteso nel senso che un servizio audiovisivo debba essere sistematicamente escluso dall’ambito di applicazione di tale direttiva per il solo fatto che il gestore del sito Internet nel quale tale servizio si inserisce è la società editrice di un quotidiano online. Una sezione video che, nell’ambito di un unico sito Internet, soddisfi i requisiti per essere qualificata come servizio di media audiovisivo a richiesta, non perde tale caratteristica per la sola ragione di essere accessibile dal sito Internet di un quotidiano o di essere proposta nell’ambito di quest’ultimo.

  • un approccio che escludesse dall’ambito di applicazione di detta direttiva, in via generale, i servizi gestiti dagli editori di quotidiani online per il loro carattere multimediale, senza effettuare una valutazione, caso per caso, dell’«obiettivo principale» del servizio in questione, non terrebbe adeguatamente conto della varietà delle situazioni contemplabili e comporterebbe il rischio che operatori che offrono effettivamente servizi di media audiovisivi, ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera a), i), di tale direttiva, possano ricorrere ad un portale d’informazione multimediale per sottrarsi alla normativa loro applicabile in tale ambito.

  • una delle finalità principali della direttiva 2010/13 consiste, ai sensi del considerando 10 di quest’ultima, nel raggiungere condizioni di concorrenza omogenee nel mercato dei servizi di media audiovisivi. Ne consegue che la qualificazione dell’«obiettivo principale» di un sito Internet non può essere subordinata alla questione se il sito Internet interessato, considerato nel suo complesso, rientri nell’attività principale di un’impresa o in un’attività che, per quest’ultima, svolge un ruolo meramente accessorio.

  • il livello di tutela riconosciuto ai consumatori non può, infatti, dipendere dal fatto che un medesimo contenuto televisivo venga offerto da un’impresa per la quale tale contenuto riveste soltanto un ruolo secondario, oppure da un’impresa per la quale detto contenuto rappresenta la totalità della sua offerta.

  • si deve privilegiare un approccio sostanziale consistente, secondo quanto disposto dall’articolo 1, paragrafo 1, lettera a), i), della direttiva 2010/13, nell’esaminare se il servizio in questione abbia, in quanto tale ed indipendentemente dal contesto nel quale viene proposto, come obiettivo principale di fornire un programma al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico.

  • spetta al giudice del rinvio valutare se il servizio proposto nel sottodominio video abbia un contenuto ed una funzione autonomi rispetto a quelli degli articoli di stampa scritta dell’editore del quotidiano online. In tal caso, tale servizio rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 2010/13. Se, al contrario, detto servizio appare come un elemento accessorio inscindibile dall’attività giornalistica di tale editore, in particolare per i legami che l’offerta audiovisiva presenta con l’offerta testuale, esso non rientra nell’ambito di applicazione di tale direttiva.

  • non può essere determinante il fatto che l’offerta audiovisiva in questione venga presentata nel dominio principale del sito Internet interessato oppure in un sottodominio di quest’ultimo, e ciò a pena di aprire la strada all’elusione delle norme della direttiva 2010/13 per mezzo di un’architettura del sito Internet creata a tale fine.


Per evitare di esercitare abusivamente l'attività regolamentata delle emittenti TV, è raccomandabile che i gestori di siti e testate online tengano conto della interpretazione fatta dalla Corte di Giustizia Europea.



Qui di seguito i documenti richiamati:

testo consolidato vigente della direttiva 2010/13/UE

testo integrale della sentenza nella causa C-347/14

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