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Concorso in evasione di professionisti e intermediari finanziari con aggravante della pena

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)

I professionisti e gli intermediari finanziari che propongono "modelli di evasione fiscale" concorrono nei reati e le pene sono aumentate della metà.

Il comma 3 dell'art. 13-bis del D. Lgs. bn. 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto) introduce un'aggravante che comporta l'aumento della metà delle pene per i delitti di cui al Titolo II del decreto legislativo, cioè i delitti in materia di dichiarazione e in materia di documenti e pagamento di imposte.

Si tratta di un aggravante relativa a concorso di persone nel reato di natura "qualificata", cioè da parte di professionisti o intermediari finanziari nei reati in parola, per la cui applicabilità è rischiesto il requisito della "condotta seriale", attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale (notare il termine usato dal legislatore: siamo al paradosso di introdurre in una disposizione di legge il concetto di "commercializzazione" di "modelli di evasione fiscale", quasi come se si potessero acquistare negli scaffali dei punti vendita...)

Infatti, il terzo comma dell'art. 13-bis recita testualmente: «Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.»

Non è chiaro se l'aggravante possa essere estesa a tutti i compartecipi alla commissione del reato (evasore incluso) o solo ai soggetti qualificati (professionista o intermediario bancario o finanziario): verosimilmente, se il fruitore della consulenza (evasore) non abbia consapevolezza sulla idoneità del modello ideato o "commercializzato" dal professionista o dall'intermediario, l'aggravante non dovrebbe essere estendibile al contribuente/evasore.

Nell'art. 13 del citato D. Lgs., invece, sono state apportate modifiche che introducono una nuova causa di non punibilità condizionate all'estinzione del debito tributario da effettuarsi prima dell'inizio del dibattimento in primo grado, con alcune particolarità a seconda del reato commesso.



Qui di seguito le disposizioni richiamate:

DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74 Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205.

Vigente al: 18-11-2015

Titolo II - DELITTI

Capo I - Delitti in materia di dichiarazione

Capo II - Delitti in materia di documenti e pagamento di imposte

Titolo III - DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 13.Causa di non punibilità. Pagamento del debito tributario

1. I reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all'accertamento previste dalle norme tributarie, nonchè del ravvedimento operoso.

2. I reati di cui agli articoli 4 e 5 non sono punibili se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, semprechè il ravvedimento o la presentazione siano intervenuti prima che l'autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

3. Qualora, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario sia in fase di estinzione mediante rateizzazione, anche ai fini dell'applicabilità dell'articolo 13-bis, è dato un termine di tre mesi per il pagamento del debito residuo. In tal caso la prescrizione è sospesa. Il Giudice ha facoltà di prorogare tale termine una sola volta per non oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario, ferma restando la sospensione della prescrizione.

Art. 13-bis- Circostanze del reato.

1. Fuori dai casi di non punibilità, le pene per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate nell'articolo 12 se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all'accertamento previste dalle norme tributarie.

2. Per i delitti di cui al presente decreto l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale può essere chiesta dalle parti solo quando ricorra la circostanza di cui al comma 1, nonchè il ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi di cui all'articolo 13, commi 1 e 2.

3. Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.

Titolo IV - RAPPORTI CON IL SISTEMA SANZIONATORIO AMMINISTRATIVO E FRA PROCEDIMENTI

Titolo V - DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO E FINALI

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