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Sindacato del giudice sulla domanda di concordato preventivo

Commento a Decisione Giurisprudenziale - A cura di Fulvio Graziotto - Avvocato in Sanremo (Imperia)

Una recente decisione del Tribunale di Savona (24/11/2015), che ha dichiarato inammissibile una proposta di concordato preventivo, sintetizza alcuni principi elaborati dalla Cassazione in merito ai contenuti e al perimetro del sindacato da parte del giudice sulla proposta di concordato.

Mentre è da escludersi che il giudice possa sindacare sulla convenienza economica, la cui valutazione spetta ai creditori, egli è tenuto a valutare sia la legalità della proposta, sia la legittimità della procedura, e nel svolgere tale sindacato il punto di partenza è quasi sempre l'attestazione del professionista.

Una attestazione carente sotto il profilo logico può comportare che il giudice non sia in grado di ravvisare l'esistenza o la fattibilità della causa giuridica della proposta concordataria, con conseguente declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto dal debitore.

Il professionista che attesta la fattibilità del piano non deve modificarlo, ma deve verificare se il piano proposta dal debitore sia fattibile e se sia il migliore possibile.

Infatti, l'art. 161 L.F. prevede che: «Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano medesimo. Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.»

Il controllo del giudice è teso a garantire l'idoneità della documentazione prodotta a consentire che i creditori possano formarsi una opinione consapevole e fondata circa il merito e la convenienza della proposta concordataria.

Tale sindacato si estende quindi alla verifica della legalità della proposta anche in relazione ai criteri utilizzati per la suddivisione dei creditori in classi, divisione che deve riflettere interessi sostanziali comuni e non solo una mera assimilazione formale.

In particolare, l'aggiramento del divieto ad esercitare il diritto di voto ai creditori ipotecari integra abuso del diritto, in quanto viola l'art. 177 L.F. Per esempio, ciò può ravvisarsi se, a fronte di immobili in costruzione, viene creata una classe di creditori formalmente chirografari (e quindi con diritto di voto) ma in realtà garantiti dall'estensione agli accrescimenti della prelazione ipotecaria (art. 2811 c.c.) che gli assicura il pagamento integrale.

Anche l'abuso della procedura concorsuale, quando la proposta di concordato viene successivamente integrata e ripetuta senza che vi sia stato un effettivo cambiamento della situazione sostanziale, può essere sanzionato a seguito del sindacato del giudice.

Per evitare l'inammissibilità della domanda di concordato preventivo, occorre quindi prestare la giusta attenzione ai criteri di suddivisione in classi dei creditori e alla coerenza logica sia del piano proposto che della relazione che ne attesta la fattibilità.



Qui di seguito le disposizioni richiamate:

REGIO DECRETO 16 marzo 1942, n. 267

Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa

Art. 177 - Maggioranza per l'approvazione del concordato

Il concordato è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica inoltre nel maggior numero di classi. Quando sono poste al voto più proposte di concordato ai sensi dell'articolo 175, quinto comma, si considera approvata la proposta che ha conseguito la maggioranza più elevata dei crediti ammessi al voto; in caso di parità, prevale quella del debitore o, in caso di parità fra proposte di creditori, quella presentata per prima. Quando nessuna delle proposte concorrenti poste al voto sia stata approvata con le maggioranze di cui al primo e secondo periodo del presente comma, il giudice delegato, con decreto da adottare entro trenta giorni dal termine di cui al quarto comma dell'articolo 178, rimette al voto la sola proposta che ha conseguito la maggioranza relativa dei crediti ammessi al voto, fissando il termine per la comunicazione ai creditori e il termine a partire dal quale i creditori, nei venti giorni successivi, possono far pervenire il proprio voto con le modalità previste dal predetto articolo. In ogni caso si applicano il primo e secondo periodo del presente comma. 63

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorchè la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l'integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.

I creditori muniti di diritto di prelazione di cui la proposta di concordato prevede, ai sensi dell'articolo 160, la soddisfazione non integrale, sono equiparati ai chirografari per la parte residua del credito.

Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, la società che controlla la società debitrice, le società da questa controllate e quelle sottoposte a comune controllo, nonchè i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato.



CODICE CIVILE

Art. 2811 - Miglioramenti e accessioni

L'ipoteca si estende ai miglioramenti, nonchè alle costruzioni e alle altre accessioni dell'immobile ipotecato, salve le eccezioni stabilite dalla legge.

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