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L'intermediario finanziario deve conoscere adeguatamente i prodotti finanziari e darne adeguata informazione
A cura di Fulvio Graziotto

L'obbligo di diligenza, correttezza e trasparenza posto a carico dell'intermediario nella negoziazione di titoli, richiede sia una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario e della sua rischiosità, sia un'informazione delle caratteristiche del prodotto, concreta e specifica.


Decisione: Sentenza n. 8619/2017 Cassazione Civile - Sezione I

Classificazione: Bancario, Civile, Commerciale, Intermediari Finanziari



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Il caso.

Un risparmiatore che aveva acquistato obligazioni Cirio citava la locale banca di credito cooperativo lamentando di non aver ricevuto indicazioni sulle caratteristiche del titolo e sui rischi dell'operazione, né sulla inadeguatezza della stessa.

Conseguentemnete, chiedeva la declaratoria di nulllità degli ordini e in subordine l'accertamento del grave inadempimento dell'intermediario, con conseguente risarcimento dei danni.

Il Tribunale accoglieva la domanda di risarcimento, ma la Corte di Appello riformava integralmente la pronuncia di primo grado, sul presupposto che l'onere di provare il nesso causale tra la violazione della norma comportamentale dell'intermediario e il danno grava sull'investitore.

Per la corte territoriale, gli investimenti effettuati non avevano natura più rischiosa di quelli usualmente già effettuati dal cliente.

Infine, la banca non poteva essere in possesso di ulteriori informazioni anche in ragione della sua dimensione locale.

Il cliente propone ricorso in Cassazione avverso la sentenza del giudice di appello, che lo accoglie.


La decisione.

Dopo aver riassunto i motivi di ricorso, il Collegio rileva che la premessa svolta dalla Corte di Appello circa il regime dell'onere della prova è supreflua, in quanto la stessa esclude la sussistenza di una condotta inadempiente dell'intermediario.

Quindi, la Suprema Corte ricorda che «L'obbligo informativo in capo all'intermediario, comune a tutti i servizi d'investimento, anche diversi dalle gestioni patrimoniali è descritto in via generale nelle lettere a) e b) del comma l dell'art. 21 che si riportano: "Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati. L'obbligo informativo ha, di conseguenza, una direzione biunivoca».

E precisa meglio: «Per un verso, con la prescrizione contenuta nella lettera b) il legislatore impone una condotta rivolta ad una puntuale conoscenza delle capacità patrimoniali e del profilo d'investimento del cliente oltre al più incisivo obbligo di mettere in condizione l'investitore di scegliere i propri investimenti all'esito di una conoscenza concreta della loro natura, dell' attitudine e del grado di rischiosità, dell'andamento nel mercato di riferimento, del possibile rendimento. Per l'altro, nel postulare il generale obbligo di diligenza, correttezza e trasparenza contenuto nella lettera a) il legislatore impone all'intermediario un obbligo d'informazione preventiva quanto più possibile completa delle caratteristiche dell'investimento in modo da poter adempiere in modo diligente agli obblighi informativi indicati nella lettera b) e di non assumere comportamenti contrari al canone di trasparenza, celando all'investitore il grado di rischio presumibile relativo all'investimento proposto».

Infatti, «Le clausole generali che compongono le prescrizioni sopradescritte del T.U.F. sono integrate e puntualizzate dalla conformazione degli obblighi di condotta dell'intermediario contenuti negli artt. da 26 a 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998. Al riguardo l'art. 26, recante il titolo "regole generali di comportamento" stabilisce alla lettera e) che gl'intermediari hanno l'obbligo di acquisire una conoscenza degli strumenti finanziari, adeguata al tipo di prestazione da fornire. Il criterio dell'adeguatezza introduce necessariamente alla conoscenza concreta del prodotto, da intendersi non soltanto con riferimento alla sua denominazione generale (obbligazione, azione etc.) e alla generica proiezione dei rischi conseguenti all'acquisto di una o l'altra tipologia di prodotto finanziario. E' necessaria la conoscenza del mercato ove sono collocati i prodotti (regolamentato o non regolamentato) e, nel caso in cui le operazioni finanziarie vengano svolte in grey market (mercato non ufficiale ove avvengono gli scambi senza il controllo dell'autorità di vigilanza per prodotti non ancora quotati) tale dato deve essere preventivamente fornito».

Ma non solo: «Al fine di conoscere le caratteristiche effettive del prodotto ed il grado di rischiosità dell'investimento, può essere necessario acquisire altri parametri di valutazione quali il rating (ovvero la solvibilità dell'emittente) e l'offering circular (il prospetto informativo specifico delle obbligazioni da collocare destinato agli investitori istituzionali relativo in particolare alla solidità anche proiettiva dell'emittente, al rendimento, alle scadenze etc.). La conoscenza preventiva di tali ultimi dati è necessaria in particolare per i prodotti, quali le obbligazioni negoziate in mercati non regolamentati e nella fase del grey market, ovvero fuori di un controllo preventivo delle autorità istituzionali di vigilanza dei mercati».

Da quanto sopra consegue che «La Corte d'Appello, ritenendo adeguata la conoscenza del prodotto da parte della banca non ha fatto buon governo del rigoroso codice di comportamento relativo all'acquisizione delle informazioni necessarie sull'investimento».

Quanto alla dimensione dell'intermediario finanziario, la Cassazione precisa che «la dedotta difficoltà di conoscenza dovuta alla "dimensione locale" dell'intermediario e alla mancanza di "un osservatorio privilegiato" dovuto alla partecipazione diretta alla vendita dei titoli non può, se non colpevolmente, condurre comunque alla proposta di acquisto rivolta ad un investitore non professionale».

La consegna del documento sui rischi generali non esaurisce l'obbligo informativo, e «La mancata conoscenza e trasmissione delle informazioni necessarie ad illustrare le caratteristiche specifiche del prodotto determina, consequenzialmente anche la violazione dell'obbligo di fornire al cliente un'informazione adeguata sul prodotto, così come prescritto dall'art. 21 T.U.F e 28 Reg. Consob n. 11522 del 1998».

Il Collegio ricorda che l'orientamento della Cassazione è costante: «Il giudice del merito è tenuto ad un rigoroso accertamento dell'assolvimento dell'obbligo informativo secondo il paradigma costituito dalla clausola generale contenuta nell'art. 21 lettera b) T.U.F. e dall'art. 28, integrato dall'all. 3 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, al fine di verificare se la condotta dell'intermediario sia stata diligente sotto il duplice profilo della conoscenza preventiva delle effettive caratteristiche del prodotto e della trasmissione adeguata delle informazioni».

Nell'accogliere tre motivi di ricorso, la Suprema Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia alla

Corte di Appello in diversa composizione per un riesame attenendosi ai seguenti principi di diritto: «"L'obbligo di diligenza, correttezza e trasparenza posto a carico dell'intermediario nella negoziazione di titoli ex art. 21, comma l lettere a) e b) del d.lgs n. 58 del 1998 così come puntualizzato negli artt. 26 e 28(quest'ultimo integrato dall'allegato 3) del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, richiede sia una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possano influenzare la valutazione effettiva della rischiosità (es. rating; offering circular; caratteristiche del mercato ove il prodotto è collocato), senza che possa giustificarsi il deficit delle informazioni assunte dall'intermediario sulla base della dimensione locale di esso e della non partecipazione diretta alla vendita dei titoli sia un'informazione delle caratteristiche del prodotto, concreta e specificaalla luce di tutti gli indicatori desumibili dall'art. 28 del Regolamento Consob così come integrato dall'allegato 3 al testo normativo"»


Osservazioni.

La Cassazione conferma che l'intermediario finanziario è tenuto ad assolvere adeguatamente gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede nella negoziazione dei titoli, ed è tenuto - a prescindere dalla sua dimensione e organizzazione interna - ad una adeguata preventiva conoscenza del prodoto finanziario e dei suoi rischi, che deve rappresentare al cliente in modo concreto e specifico.




Giurisprudenza rilevante.


  1. Cass. 8089/2016

  2. Cass. 18039/2012





Disposizioni rilevanti.

Testo Unico della Finanza

Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58

Vigente al: 08-07-2017

Art. 21 - Criteri generali

1. Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, per servire al meglio l’interesse dei clienti e per l’integrità dei mercati; b) acquisire, le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti; d) disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi e delle attività228. 1-bis. Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e dei servizi accessori, le Sim, le imprese di investimento extracomunitarie, le Sgr, le società di gestione armonizzate, gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 107 del testo unico bancario, le banche italiane e quelle extracomunitarie: a) adottano ogni misura ragionevole per identificare i conflitti di interesse che potrebbero insorgere con il cliente o fra clienti, e li gestiscono, anche adottando idonee misure clienti; b) informano chiaramente i clienti, prima di agire per loro conto, della natura generale e/o delle fonti dei conflitti di interesse quando le misure adottate ai sensi della lettera a) non sono sufficienti per assicurare, con ragionevole certezza, che il rischio di nuocere agli interessi dei clienti sia evitato; c) svolgono una gestione indipendente, sana e prudente e adottano misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati229. 2. Nello svolgimento dei servizi le imprese di investimento, le banche e le società di gestione del risparmio possono, previo consenso scritto, agire in nome proprio e per conto del cliente.


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